Architettura Sostenibile - Sustainable Architecture
 

ambiente, architettura bioecologica, sviluppo sostenibile, efficienza energetica, edifici a basso consumo energetico

 

Le pagine di Luciana Serra e Uwe Wienke

 
Passeggiate archeologiche nel Sinis (Oristano, Sardegna)
 
II. Descrizione di alcuni nuraghi
 
1. Premessa
 
L'IBBA [1] scrive: "I nuraghi da me individuati sono sessantaquattro. Di essi trentuno sono monotorre, venticinque complessi, cinque sono ridotti a un cumulo informe di massi e terra e perciò non sono più rilevabili. Di altri non rimane più alcuna traccia sebbene siano stati elencati da TARAMELLI. I nuraghi del Sinis, nella stragrande maggioranza, sono in pessimo stato di conservazione".
 
Infatti, le strutture costruttive dei nuraghi del Sinis sono conservate solamente per un'altezza di pochi metri dal suolo. Si può presumere che la maggior parte di essi sia stata ridotta in queste condizioni già in antichità, e che la loro distruzione sia dovuta alla loro ubicazione geografica, cioè alla vicinanza della città di Tharros. All'inizio della nostra era, i nuraghi del Sinis erano sicuramente già in disuso e le loro pietre e blocchi costituivano il materiale di costruzione preferito dalle genti del luogo perchè di facile recupero. Questo dovrebbe valere soprattutto per il materiale costruttivo delle parti superiori dei nuraghi, normalmente di misura più agevole e meglio squadrato, o subquadrato, del materiale con cui vennero costruite le parti inferiori.
 
Fino a pochi decenni fa, e talora anche oggi, una grande parte del materiale costruttivo dei nuraghi e delle relative opere fortificanti, si poteva vedere sparso sui pendii dell'altipiano e delle colline, determinando così uno degli aspetti più tipici del paesaggio. A causa dell'intensa coltivazione del Sinis, cominciata negli anni cinquanta, e che oggi ha ormai raggiunto anche i bordi le cime rocciose, questo aspetto paesaggistico tende a  scomparire. Sempre di più i massi basaltici e calcarei ed i lastroni d'arenaria, tirati fuori con i trattori dalle nuove aree coltivate, si possono vedere ammucchiati lungo i bordi delle carrarecce e dei sentieri, o lungo i confini che delimitano i campi.
 
Così come in passato, per dar prova di forza, si buttavano  giù le pietre dai nuraghi, oggi i contadini sembrano essere impegnati in qualche gara, molto simile e non meno dissennata, con i moderni mezzi meccanici, con i quali cercano di dissodare anche l'ultimo pezzetto di terra, per quanto arida e sterile possa essere, distruggendo così un territorio che costituiva, in passato, una delle zone più interessanti della Sardegna, sia dal punti di vista del suo ambiente vegetale e faunistico, che archeologico.
 
2. Descrizioni
 
Vorremmo descrivere le nostre osservazioni su alcuni nuraghi e su alcuni siti ricchi di materiale archeologico (vedi "Pianta dei nuraghi e siti descritti"). Queste descrizioni non risulteranno abbastanza sistematiche perchè le nostre prime visite ai nuraghi non avevano il preciso indirizzo di descriverli. Questo scopo è nato solo in seguito, dopo i primi sopralluoghi. Colleghiamo alle nostre descrizioni alcune piante di nuraghi disegnate secondo i rilievi che abbiamo potuto effettuare con i nostri mezzi da turista. Non pretendiamo che i rilievi siano al cento per cento esatti, essi servono soprattutto per illustrare quel che sarebbe difficile spiegare a parole. Le tavole menzionate fanno riferimenti alla documentazione fotografica che costituisce la terza parte di queste passeggiate.
 
2.1 I nuraghi de "sa Roia de Pusedda"
 
"Sa Roia de Pusedda" si chiama la zona che forma il lembo nord-occidentale dell'altipiano al quale si accede da "Pranu Nuracheddus" in cui si incrociano tanti sentieri del Sinis. "Sa Roia de Pusedda" viene delimitata da quattro nuraghi: da Marghini Grutzu, da un nuraghe, il cui il nome è a noi sconosciuto, da Piscina Rubia, e da Cadaane. I tre nuraghi Marghine Grutzu, Piscina Rubia e Cadaane fanno parte di un sistema geome- trico e di comunicazione. Insieme, questi tre nuraghi, formano i cuspidi di un triangolo con lati di 840 m. - 980 m. - 820 m.
 
2.11
I nuracheddus
 
Prima di accedere a questa zona si incontra una piccola catena di tre nuraghi, i cosidetti "Nuracheddus", tre torri singole, situate a quota 75-80 m.s.l.m. e circa 100 m. indietro rispetto al bordo nord-orientale dell'altipiano. Questo bordo sembra essere stato rinforzato artificialmente da una muraglia di grandi massi basaltici alcuni dei quali ancora in situ.
2.12
Marghini Grutzu
 
Il nuraghe Marghini Grutzu, già ricordato dal VIDAL [2] e dal MATTEI [3], si trova proprio sul bordo dell'altipiano e, disponendo di un antemurale, sembra il più grande dei quattro. A circa metà distanza tra questo ed il nuraghe Piscina Rubia giaciono i resti di un altro nuraghe, forse monotorre  (vedi Documentazione fotografica).
2.13
Nuraghe Picina Rubia
 
Questo nuraghe potrebbe essere identificato con la località "s'Arena Rubia" menzionato dal VIDAL [2] e dal MATTEI [3]. Il nuraghe sorge all'estremo Nord- Ovest del- l'altipiano su un crinale dai fianchi molto ripidi (alt. 63 m. s.l.m.). Nonostante il cattivo stato di conservazione si possono ancora individuare le sue caratteristiche costruttive. Esso è del tipo complesso a forma triangolare e viene composto da una torre principale, esposta a NO, e da due torri laterali, delle quali una si trova nell'angolo SE e l'altra nell'angolo SO dell'insieme.
 
Le torri sono collegate mediante cortine curvilinee. Tra il mastio e le due torri laterali si estende il cortile orientato verso l'altipiano che collega gli ingressi delle torri. L'ingresso del mastio è orientato verso SSE. Fuori del complesso, partendo dal nuraghe, il bordo settentrionale dell'altipiano, già ripido di natura, viene ulteriormente rinforzato da grandi massi basaltici, senza tracce di lavorazione, posti a difesa dell'altura (vedi Documentazione fotografica). 
2.14
Nuraghe Cadaane
 
Il nuraghe, ubicato su un promontorio occidentale dell'altipiano (alt. 69 m. s.l.m.), è del tipo complesso. La sua struttura è composta dal mastio primitivo e da due corpi aggiuntivi che convergono frontalmente racchiudendo il cortile. L'ingresso del mastio è orientato verso SSE. Negli anni '70 fu trovata, ad Est del nuraghe, una stipe votiva tardo-punica costituita da oltre 70 bruciaprofumi in ceramica.
2.2
Visita della zona "Costa Randada"
 
La visita risale ai primi di giugno 1975. La zona di Costa Randada del Sinis si estende fra i nuraghi s'Argara e Figus de Cara Pittiu e fa parte dell'altipiano a circa 60 - 80 m. s.l.m. La sua superficie è cosparsa di massi basaltici con intorno una minima quantità di terriccio. Nella zona crescono diversi cespugli di lentischio, che in confronto ad altre zone dell'Isola, rimangono piuttosto nani e radi. In questa zona dell'altipiano, che declina ripidamente verso Est, abbiamo trovato diversi oggetti che vorremmo descrivere.
 
Il primo oggetto in questione è una vaschetta circolare scavata nella roccia del diametro di circa un metro e profonda circa 30 - 40 cm (vedi Documentazione fotografica). La sua funzione doveva essere quella di raccogliere l'acqua piovana per abbeverare il bestiame; si nota, infatti, da una parte, lo scarico. Al momento della scoperta era interamente coperta di terriccio, si intravedeva solamente il bordo roccioso che sporgeva di qualche centimetro dal suolo.
 
Vicino alla vaschetta si trova un masso ritto di basalto la cui base, di forma più o meno quadrangolare, non è lavorata. La parte superiore, invece, si presenta tagliata circolarmente e suggerisce l'idea del tentativo di ricavarne una mola, o qualcosa di simile, perchè la roccia termina in alto con una forma quasi conica. A parte la lavorazione, a metà altezza della roccia, non abbiamo riscontrato in essa altri tentativi di taglio o di lavorazione per cui è molto difficile stabilirne l'uso o la funzione al- le quale dovrebbe dovuto servire.(vedi Documentazione fotografica)
 
Un'altra scoperta è una roccia non molto alta, per quello che sporge attualmente dal terreno, anzi quasi al livello del terreno stesso, che presenta tre fessure, larghe 4 - 5 cm e profonde 18 cm (vedi Documentazione fotografica). Queste fessure profilavano perfettamente la sagoma di una lastra ancora in sito perchè saldamente attaccata alla base rocciosa mentre si indovinava chiaramente che una seconda lastra, delle stesse dimensioni, doveva essere stata asportata in epoche precedenti lasciando al suo posto la roccia perfettamente scalpellata. Presumiamo che questa roccia facesse parte di  una cava e che la lastra mancante sia stata usata per qualche costruzione, questa roccia infatti dimostra molto chiaramente la tecnica che prima si adoperava per cavar pietre. Anche questa roccia era parzialmente ricoperta di terra e all'inizio era visibile solamente una fessura che ci è apparsa molto regolare per non essere artificiale. Così si è provveduto allo sterramento che ha portato alla luce l'oggetto appena descritto.
 
Un'altra pietra in sito che ha richiamato la nostra attenzione l'abbiamo trovata al di sotto del piccolo promontorio ove sorgono i resti del nuraghe Figus de Cara Pittiu (vedi Documentazione fotografica). Presentava una forma vagamente triangolare col vertice leggermente arrotondato la cui base misura 1,70 m. circa e la sua altezza è di 90 cm. La particolarità di questa pietra è rappresentata da quattro incavi rettangolari disposti orizzontalmente a qualche centimetro d'altezza dalla base. Questi incavi hanno una lunghezza di circa  25 cm. l'uno, una larghezza di 6 cm, e una profondità di 5 cm. Gli incavi sono distanziati uno dall'altro di 18 - 20 cm. La funzione della pietra e quella degli incavi rimane, almeno per noi, inspiegabile.
 
Fig. 1 - Disegno (pianta e sezione)della roccia basaltica scoperta in zona Costa Randada, dalla quale è stata tagliata una lastre /pinta
   
2.3
Il gruppo dei nuraghi su "Archeddu su Proccu", "Cannevadosu", "Molas" e "sa Tirìa"
 
Dalla strada San Salvatore-Riola si dirama un'altra strada che porta a "Mari Ermi" sulla costa occidentale del Sinis, e che passa per la sella formata da Monti Prama e il contrafforte settentrionale dell'altipiano dominato da un gruppo di quattro nuraghi. Questi nuraghi, che si chiamano rispettivamente "su Archeddu su Proccu", "Cannevadosu", "Molas" e "sa Tirìa" abbiamo avuto modo  di visitarli diverse volte. Nel gennaio del 1983 abbiamo effettuato degli stessi un breve rilievo. Le nostre osservazioni, descritte in questo rapporto, risalgono a quella data.
 
Sulla sella, sinistra della strada, c'è un pozzo. Nei suoi pressi si notano grandi lastre d'arenaria tirate fuori dalla terra durante l'operazione di aratura. Al lato opposto della strada, ai piedi di Monti Prama, esiste un muro di struttura ciclopica composto da massi, come venivano usati nelle costruzioni nuragiche, che poggiano su un letto di pietrame più piccolo adagiato sul suolo roccioso.
 
Fig. 2 - Il nuraghe su Archeddu su Proccu - Rilievo del 2 gennaio 1983
2.31
Nuraghe su Archeddu su Proccu
 
Il nuraghe su Archeddu su Proccu è il più settentrionale del gruppo. E situato su uno aggetto del terreno e costituisce una specie di avamposto del gruppo che lo protegge verso la valle sottostante a Monti Prama. Sembra si tratti di una torre singola con un diametro esteriore di 10,20 m. Il suo ingresso è esposto verso SE e viene evidenziato da un gradino, o una soglia, di calcare bianco. Nel interno, sinistra di chi entra, si trova una grande pietra cava di macina. Al lato settentrionale della torre il terreno scende con due gradini che formano altrettante piccole terrazze. Sulla prima terrazza, larga 3,60 m. nella sua parte più stretta, si individuano ancora tracce di muraglia, forse i resti di un primitivo antemurale.(vedi Documentazione fotografica)
 
All'esterno del presunto antemurale si estende la seconda terrazza, larga circa 9,0 m., con un orlo a semicerchio che scorre, ad Est, verso la torre. Visto dall'altipiano il nuraghe si presenta solo come un'elevazione circolare del terreno. Però, i suoi contorni si evidenziano  ancora nella parte settentrionale. In direzione Nord si trovano, in notevole quantità, resti di blocchi e lastre di arenaria. Una parte delle macerie del nuraghe è stata utilizzata, di recente, per costruire una capanna, o meglio, un riparo circolare.
2.32
Nuraghe Cannevadosu
 
A circa 240 m. dal nuraghe s'Archeddu su Proccu, su una propaggine del versante set- tentrionale dell'altipiano, è situato il nuraghe Cannevadosu (Tavv. 2, 3, 4), non molto più in alto dell'altro (alt. 45 m.s.l.m.) Si accede al nuraghe per via di un sentiero deviando dalla strada che porta, traversando il Sinis, a Mari Ermi. Il nuraghe segna il termine di una balza del terreno (costa o roia) in linea SE-NO che prosegue fino alla zona "Maillonis". Questa balza sta scomparendo dalla topografia a causa della continua aratura che il suolo subisce. Usato come pascolo in passato, oggi il terreno si è tra- sformato in campi agricoli, i quali, già nel 1983, avevano ormai raggiunto il nuraghe. L'aratura ha causato un grave danno al sito archeologico che è di estremo interesse per gli studiosi. Pochi anni prima del 1983, nei dintorni del nuraghe si poteva ancora trovare una ricca molteplicità di frammenti ceramici e artefatti litici (anche pezzi di tegola), diventati oggi ormai rari. Frammenti dello stesso tipo si trovano anche a destra e a sinistra del sentiero che porta giù alla strada.
 
Una volta, nelle vicinanze del nuraghe abbiamo potuto recuperare una grande macina d'arenaria, che si trova ora in un ristorante cabrarese.
 
Il nuraghe Cannevadosu è una variante del tipo trilobato. La torre primitiva circolare è circondata, a tre lati da un bastione triangolare con due cuspidi arrontondate, mentre il posto in cui dovrebbe trovarsi la terza viene occupato da una torre secondaria, anch'essa circolare, alla quale si collegano i due tronchi di cortina (spessore circa 2,0 m.) che sporgono dal bastione racchiudendo la piccola corte messa tra le due torri. Il nuraghe è conservato fino ad un'altezza di 4,50 - 5,00 m. dal suolo della camera del mastio, la quale si trova sotto il livello del terreno esterno. Sull'asse longitudinale il corpo trilobato con la torre secondaria misura circa 20,0 m. (vedi Documentazione fotografica)
 
Fig. 3 - Il nuraghe Cannevadosu - Rilievo del 2 gennaio 1983
 
Sull'altezza dello svettamento la torre principale ha un diametro di 8,50 - 8,60 m.; la torre secondaria ha un diametro di 7,30 m. La camera circolare del mastio (diametro 3,80 m.) è riempita, fino ad un'altezza di 1,90 - 2,0 m. circa dal suolo, dalle macerie delle parti superiori del nuraghe. Il suo ingresso si trova in direzione SE, di cui è visibile solo il triangolo di scarico, mentre all'interno, in direzione SO si apre una nicchia di pianta semicircolare, alta oltre 2,50 m. E' da supporre l'esistenza di altre due nicchie.
 
Dal cortiletto si accede, tramite un ingresso posto di fronte a quello della torre principale, alla camera della torre secondaria, di pianta ovale (diametri 2,80 - 3,00 m.), e, a quanto sembra, situata non esattamente al centro della torre.
 
Il corpo trilobato del nuraghe viene circondato da un antemurale o da un recinto di muraglia col perimetro trapezoidale ad angoli arrotondati e lati curvilinei, che racchiude uno spazio aperto di una larghezza che varia da lato a lato. La larghezza maggiore si riscontra sul lato nord (oltre 12 m.), la minima sul lato orientale (4,30 m.), mentre a SE il recinto passa rasente alla torre secondaria. L'angolo settentrionale del recinto, il più distanziato dal corpo trilobato, veniva forse formato da una capanna o da un'altra torre. In questo luogo si trova un grande mucchio di pietre dovuto forse al crollo d'una costruzione.
 
Come abbiamo detto, il livello della camera della torre primitiva si trova oggi al di sotto di quello del terreno circostante. Sicuramente, in origine, la situazione doveva essere esattamente il contrario, il suolo antico del terreno doveva trovarsi più in profondità, circa 1,50 a 2,00 m. sotto quello odierno. In questo strato  possiamo anche cercare i resti dell'abitato di cui conosciamo tracce per via dei frammenti di ceramica e degli utensili litici ritrovati e raccolti nel corso di molti anni da Giuseppe PAU [4].
2.33
Nuraghe Molas
 
Il terzo nuraghe del gruppo è il Molas, posto tra i nuraghi "sa Tirìa" e "Cannevadosu". Esso è situato a circa 100 m. indietro rispetto alla balza che dà inizio al pendio orientale dell'altipiano (alt. di 65 m.s.l.m.), su uno spiazzo piano formato da basalto nudo e con grandi massi sparsi affioranti  nello spazio circostante, forse resti di un'antica fortificazione dello spiazzo.
 
Il nuraghe è composto da due torri, una principale, situata nella parte settentrionale dell'insieme, e una secondaria, unita alla prima per mezzo di cortine. Esiste inoltre una terza torre isolata. La torre principale (diametro esterno 10,50 m.), per metà della sua circonferenza, viene circondata da una fascia di muraglia che prosegue in forma di cortina per collegarsi poi con la torre secondaria. La cortina forma un'ovale che si interseca col cerchio della torre secondaria (diametro esterno 7,30). Tra le due torri si estende il cortiletto di comunicazione. (vedi Documentazione fotografica)
 
Fig. 4 Il nuraghe Molas (Rilievo del 2 gennaio 1983)
 
Gli arbusti che hanno invaso il nuraghe  hanno anche impedito un rilievo più esauriente e la misurazione esatta della costruzione, soprattutto delle sue strutture interne.
 
A circa 7,0 m. ad Est della torre secondaria sorgono i resti di un'altro edifico a pianta circolare di cui abbiamo potuto misurare il diametro esterno (8,40 m.) e lo spessore del muro (2,30 m.). Questo spessore fa pensare più ad una terza torre che ad una capanna.
 
La torre principale è conservata fino ad un'altezza di circa 3.0 m. dal terreno, la cortina a un massimo di 1,80 m., mentre della terza torre non sono rimaste che pietre del basamento poste a filari. Nell'interno del nuraghe si osserva una notevole quantità di massi d'arenaria (o pezzi di lastre), simile a quella che si trova un po' dovunque attorno a Monti Prama.
 
In direzione N, distante circa 60 m. dal nuraghe, in linea diretta con il nuraghe Cannevadosu ed il Monte Trigu, giace un grandissimo masso di pietra che poggia su materiale più piccolo. Da sopra questo masso si ha una bellissima vista panoramica che si estende fino all'isola di Mal di Ventre e al Catalano. Nel dicembre 1974, attorno al nuraghe Molas abbiamo trovato solo pochi reperti, però abbiamo potuto rilevare un'elevata concentrazione di schegge d'ossidiana ben più alta di quella incontrata attorno al nuraghe Cannevadosu (vedi Documentazione fotografica).
2.34
Nuraghe sa Tirìa
 
Il nuraghe sa Tirìa è il quarto ed è quello che sorge nel luogo più elevato tra quelli del gruppo (alt. 78 m. s.l.m.). Il nuraghe è situato nel punto più settentrionale della zona "sa Roia de sa Murta" e domina da questa posizione non solo il fianco orientale dell'altura che scende verso lo Stagno di Cabras, bensì anche il pendio occidentale, più dolce di quello opposto, offrendo al visitatore un grandioso panorama fino al mare.
 
Il nuraghe è fatiscente; solo il diametro della torre nuragica è riconoscibile. Esso misura circa 13 m. Dalla parte orientale della torre si diparte una piccola balza che segue parallelamente l'orlo ripido dell'altipiano in direzione Sud, interpretabile forse come l'ultima traccia d'un bastione o di una cortina.
 
Il terreno attorno, segnato dalla nuda roccia basaltica, risulta quasi privo di reperti; solo alcune schegge d'ossidiana testimoniano l'attività artigianale degli antichi abitatori.
 
Moltissime sono, invece, le tracce che dimostrano lo sfruttamento del terreno, che si estende dal nuraghe verso Sud, come cava di pietre nel corso degli anni e fino a tempi recenti. Ciò è testimoniato dai tanti massi basaltici che presentano fori trapanati, le fosse scavate nella roccia ed anche una carrettiera che serviva ad asportare il materiale (vedi Documentazione fotografica).
 
Fig. 5 - Il nuraghe sa Tirìa (Rilievo del 2 gennaio 1983)
2.4
I nuraghi Barrisi
 
I nuraghi Barrisi sono situati, a SO del gruppo di nuraghi descritto precedentemente, sul tenue pendio occidentale della "Roia sa Murta" (alt. 70 - 75 m.s.l.m.). Si tratta di un gruppo di forse cinque nuraghi dei quali tre sono indicati sulla mappa 1 : 25'000 dell'I.G.M.
 
Del primo nuraghe del gruppo, indicato ad un'altitudine di 74 m.s.l.m., è rimasto solo un cumulo di pietre che non permette il benché minimo rilievo. Pare che circa 160 m. più a Sud di questo nuraghe, su un "cuccuru" (alt. 60 m.s.l.m.), vi fosse un'altra torre nuragica. Il secondo nuraghe segnato sulla mappa si trova in direzione SO a 220 m. e un po’ più in basso rispetto al primo. Anch'esso è oggi ridotto ad un cumulo di pietre così come anche il terzo che dista dal primo 300 m. in direzione Ovest (alt. 55 m s.l.m.). Da quest'ultimo un sentiero porta al nuraghe Cannevadosu. Tale sentiero si apre tra innumerevole e voluminoso materiale d'arenaria, talvolta di notevoli dimensioni, che i contadini hanno estratto dai campi e allineato sui bordi del sentiero. Sarebbe opportuno, secondo il nostro parere, un accurato esame di questo materiale.
2.5
Il gruppo dei nuraghi "Serra 'e Cresia", "Sianeddu" e  "Siau Mannu"
 
Nel dicembre 1982 abbiamo effettuato un rilievo di questi tre nuraghi che, nel corso degli anni precedenti, avevamo avuto modo di visitare numerose volte. Essi formano una catena sulla cresta del versante orientale dell'altipiano orientato verso lo Stagno di Cabras. Salendo dal punto dove la strada che porta a Is Aruttas passa tra i nuraghi s'Argara e Serra 'e Cresia, si arriva ad una collina (Alt. 73 m.s.l.m.) priva di tracce d'abitazioni antiche, cosparsa, però, di grandi massi di pietra molti dei quali rotolati giù dal pendio. Passata la collina si incontra il nuraghe Serra 'e Cresia.
2.51
Nuraghe Serra 'e Cresia
 
Il nuraghe Serra 'e Cresia è situato su una propaggine del terreno, un po’ più in basso dell'orlo orientale dell'altipiano (alt. 55 m.s.l.m.), esattamente sopra Conca Illonis.
 
Il nuraghe è di tipo complesso, cioè composto da due torri, allineate in asse N-S ed unite per mezzo di due cortine. L'insieme ha una lunghezza di 22,20 m. circa. La torre principale, posta a settentrione, ha un diametro esterno di 10,30 m. e la torre secondaria di 7,70 m. Tra le due torri si apre un piccolo cortile che tra torre e torre misura 3,80 m.. Il muro della torre secondaria, dello spessore di 2,70 m., racchiude una piccola camera con due ingressi, uno del quale accessibile dall'esterno, mentre l'altro sbocca nel cortile. Non si è potuto studiare l'interno della torre principale a causa delle macerie che riempiono le due torri ed il cortile. Le due cortine, che collegano le due torri, crescono da un muro che rinforza esternamente tre quarti della circonferenza della torre principale.
 
Fig. 6 - Il nuraghe Serr 'è Cresia (Rilievo del 30 dicembre 1982)
 
Nello spazio attorno al nuraghe sono visibili diversi resti di muri e di altre costruzioni. A 5,40 metri ad Est dalla base del nuraghe, si trovano tre muretti appartenenti ad una costruzione rettangolare, lunga 7,30 m. di luce. Per mancanza del quarto muro non ci è stato possibile rilevare la larghezza di questa costruzione. A Ovest del nuraghe si estende un vasto spiazzo limitato, nella sua parte settentrionale, da una balza del terreno. Questa balza inizia dalla torre principale e prosegue verso Ovest formando una vasta curva  che termina in un cumulo di pietre (forse i resti di un bastione o di una torre) situato nell'angolo nord-occidentale dello spiazzo. Da questo cumulo un muro diritto a doppia parete, costruito a secco e riempito di pietrame, prosegue in direzione SE terminando in un ammasso di pietre di pianta ovale. Questo ingrossamento del muro è da interpretare come lo stipite di un portone perchè una costruzione simile si trova anche, in linea col muro, un po’ più avanti, lasciando libero un largo ingresso adatto anche per un carro. Da questo secondo stipite parte un altro muro diritto in direzione SO le cui tracce si perdono nel terreno (vedi Documentazione fotografica).
2.52
Nuraghe Sianeddu
 
Partendo dal nuraghe Serra 'e Cresia verso Nord, il prossimo nuraghe che si incontra è il Sianeddu, o meglio Siauneddu, come antitetico di Siau Mannu. Il nuraghe è riconoscibile già da lontano per mezzo di un grande fico che cresce nel suo interno. Questa pianta ha ostacolato la misurazione della costruzione e pertanto abbiamo potuto effettuare solo uno schizzo approssimativo.
 
Il nuraghe si trova proprio sull'orlo dell'altipiano, alcuni metri sotto la cresta (Alt. 65- 70 m.s.l.m.). Anche il nuraghe Sianeddu è composto da due torri, cioè da una torre principale (probabilmente da localizzare nella parte settentrionale del complesso) e da un'altra torre sul davanti separata dalla prima da un cortile. La pianta dell'insieme è a forma di 8. Al lato orientale giace la maggior parte delle macerie che formano un cumulo di pietra che si disperde sul pendio. A Nord della supposta torre principale, una terrazza a semicerchio, limitata da muraglie e pietre, indica un bastione o antemurale. Ancora più a Nord, distante circa 25 m. dal nuraghe, si vedono i resti di una terza torre isolata, se non di una capanna (vedi Documentazione fotografica).
 
Già nel dicembre 1974, sul lato orientale del nuraghe, immediatamente sotto il muro, abbiamo trovato, nel terriccio già smosso di uno scavo, una notevole quantità di cocci di ceramica. Mentre in altre parti della zona circostante si sono trovati solo pochi frammenti e poche schegge d'ossidiana.
 
Fig. 7 - Il nuraghe Sianeddu (Rilievo del 30 dicembre 1982)
 
La ceramica recuperata presso il nuraghe Sianeddu consiste in frammenti di vasi, ciotole, e pentole. La maggior parte dei recipienti è stata rotta gia in antichità; alcuni pezzi mostrano tracce di una recente rottura dovuta a qualche scavo. I frammenti fanno parte di una ceramica semplice e casalinga. La sua cottura e ineguale e l'elaborazione delle superfici è accurata solo in casi eccezionali. La tinta delle superfici è irregolare, manufatti di tinta uniformemente perfetta sono assai rari.
 
La maggior parte del materiale appartiene a piccoli recipienti come ciotole, tazze, bicchieri e boccalini. Manca la ceramica "pesante" (doglie, mortai, anfore). I frammenti dello spessore più grosso appartengono a recipienti di taglio medio con un diametro fino a 30 cm (pentole). La maggioranza del materiale consiste in una ceramica di color ruggine e rossastra. Per il resto si tratta di ceramica nera, beige o marrone scuro. Si può osservare che la ceramica nera e beige e molto più rifinita di quella rossatra e di color ruggine. Le superfici di questa ceramica sono più elaborate e levigate ed anche i corpi sono plasmati con più accuratezza.
 
Manca la ceramica decorata. L'unico frammento decorato con una spiga incisa non si e trovato nel cumulo di cocci sotto il nuraghe, bensì nei sui dintorni. Il reperto n. 14 (vedi l'elenco della ceramica ritrovata a Sianeddu), il frammento d'orlo di un vaso nero con originalmente quattro anse a profilo di pieghe, non dovrebbe appartenere alla ceramica indigena; l'argilla si rivela più leggera di quella del luogo e la superficie è ben lisciata.
 
Nota: Alcuni esempi tipici della ceramica proveniente dal nuraghe Sianeddu si trovano raffigurati in: LILLIU, G.; La civiltà dei sardi dal neolitico all'età dei nuraghi, 2.ed., Torino 1972, p. 253 (= Fig. 48). Si tratta di ollette di varia forma, vasi globulari a colletto, con o senza coperchio, vasi a calice, vasetti biconici, anforine carenate, brocche a becco e ciotole monoansate.
2.52
Nuraghe Siau Mannu
 
Il nuraghe Siau Mannu è il più settentrionale e come dice il nome stesso, il più gran- de del gruppo. Esso è situato a circa 20 m. al di sotto della cresta dell'altipiano (alt. 55 m.s.l.m.). Il terreno attorno al nuraghe si distingue per una folta vegetazione la quale dovrebbe indicare la presenza d'acqua nel sottosuolo.
 
Il complesso è composto da tre torri collegate da cortine diritte. La torre principale, ubicata nella parte settentrionale del complesso, ha un diametro di circa 11,0 m. ed è circondata per tre quarti da una leggera fascia murale che rinforza il suo basamento. La seconda torre, la più occidentale, del diametro di 7,50 m., è collegata al mastio da una cortina di 4,50 m. di lunghezza (misurata dalla parte esterna). La terza torre dovrebbe avere la stessa dimensione della seconda. Anche la seconda e la terza torre sono colle- gate tra loro da una cortina alla quale si appoggia un recinto di recente fattura che racchiude un orto privato. La cortina orientale, forse curvilinea, non è ben individuabile a causa del suo pessimo stato di conservazione e per la proliferazione della vegetazione (vedi Documentazione fotografica).
 
Fig. 8 - Il nuraghe Siau mannu (Rilievo del 30 dicembre 1982)
 
Si potrebbe ipotizzare che i nuraghi Sianeddu e Siau Mannu siano stati costruiti un po' più al di sotto dell'altipiano per poter sfruttare le fonti che sorgevano (o che sorgono ancora) dalla balza rocciosa. Forse proprio a queste sorgenti fanno riferimento i due toponimi "Sianeddu" e "Siau Mannu",  anticamente indicati come "Silaneddu" e "Sylanu Mannu" (VIDAL). SILANUS veniva chiamata una fontana, però la voce si riferisce comunemente anche a fonti e sorgenti diventando, col tempo, un toponimo come dimostrano alcuni esempi citati da ALESSIO (Lexicon etymologicum): Silano, (un affluente del Brenta), Fontana di Silàu (Val di Fiemme), Silau (Val di Non), Silana (Olivieri).
2.6
Nuraghe e stazione neolitica di Conca Illonis
 
Il nuraghe Conca Illonis si trova tra la strada che porta da San Salvatore a Riola Sardo e lo Stagno di Cabras (Alt. 7 m.s.l.m.). Davanti ad esso si propaga nello stagno una grande lingua di terra chiamata "su Ludosu". Il terreno attorno il nuraghe viene coltivato e la superficie arata arriva proprio fino alla torre. Da lontano, il nuraghe si nota solo per un leggero rilievo del campo, le sue strutture costruttive sono quasi rase al suolo. Una descrizione del nuraghe come era conservato fino alcuni anni fa viene fornita dal PAU [4]. Egli scrive: ".. un nuraghe complesso con la sua torre maggiore e quella secondaria a Sud con corte antistante: la torre maggiore ha un diametro di metri 10,60 allo svettamento e un'altezza massima residua di metri 3,30 a nord." (vedi Documentazione fotografica)
 
Il campo circostante è pieno di cocci e frammenti d'ossidiana. Un sopralluogo rivela anche l'impiego di altri materiali (selce, basalto, trachite, scisto,. granito). Nel dicembre 1974 noi trovammo una bella punta di freccia in ossidiana (lunghezza 37 mm.), poi tanti pezzi di macine di un materiale poroso e vulcanico, e cocci di ceramica, tra di loro alcune con un'ornamentazione che indicherebbe la cultura di Ozieri. Specialmente dopo leggere piogge sul terreno sono più visibili i minuscoli frammenti litici e ceramici. Alcuni contadini, nelle ore di pausa, vanno in cerca di pezzi interessanti per farsene una collezione.
 
Un'altra visita al posto, nel dicembre 1982, dimostra una notevole diminuzione del materiale. La coltivazione della terra provoca sostanziali cambiamenti nel paesaggio, e l'aratura, che prima aveva portato tanti pezzi alla luce, ora tende a farli scomparire riportandoli di nuovo in profondità o frantumandoli ulteriormente. Nel 1982, inoltre, si è potuto notare una dispersione dei cocci e frammenti verso lo stagno a causa del leggero declino del terreno. La "zona dei cocci" si estende dalla strada San Salvatore-Riola e termina con l'inizio della palude in prossimità dello stagno. La distribuzione dei cocci indica che il villaggio neolitico doveva trovarsi a Est del nuraghe solo successivamente costruito.
 
Nota: Un esempio della ceramica più antica proveniente da Conca Illonis si trova raffigurato in: LILLIU, G.; La civiltà..... , Tav. III b).
2.7
Nuraghe Ziricottu
 
Il nuraghe prende il suo nome dalla zona omonima che si estende tra lo Stagno di Cabras e Pauli Trottas, presso la strada San Salvatore-Riola. Il terreno, completamente piano, si trova a soli due metri s.l.m. L'area del nuraghe, di 850 mq. circa e di forma rettangolare con un'esedra semicircolare, viene delimitata da pietre e massi. Non è abbastanza chiaro se questa delimitazione sia recente o antica, e, se antica, a quale periodo sia da attribuirsi.
 
Il suo lato verso la strada è diritto e misura 26 m. La lunghezza dell'area, inclusa la esedra, è di 37,70 m. Il nuraghe sorge ritto entro il diametro dell'esedra, ma leggermente spostato dall'asse longitudinale dell'area.  Si tratta di una singola torre, dal diametro di 9,30 m., conservata fino ad un'altezza massima di 2,0 m. nella parte occidentale. Dal perimetro dell'esedra, la costruzione nuragica dista 10,0 m. in direzione NE, 9,0 m. in direzione NO e 7 m. in direzione SO. L'ingresso del nuraghe, orientato verso Sud, è coperto da un architrave di taglio rettangolare e dallo spessore di 60 cm. che oggi si alza per 90 cm sopra il livello del terreno, ciò indica che il piano antico del suolo si trova almeno 50 cm più in profondità. L'interno del nuraghe è completamente ostruito dalle macerie e coperto dalla vegetazione (vedi Documentazione fotografica).
 
Fig. 9 - Il nuraghe Ziricottu (Rilievo del 2 gennaio 1983)
2.8
Visita in zona is Procaxius
 
La zona "is Procaxius si trova a Sud dello Stagno di Cabras e ad Est dei nuraghi "Leporada" e "sa Ruda", nella immediata vicinanza della strada che porta al Sinis. In questa zona, a Sud della detta strada, abbiamo trovato nel dicembre del 1982 un terreno, leggermente declinante verso oriente, ricco di reperti fittili (chiamata Matta su Topi). Questi reperti, che coprono l'arco dal neolitico fino al tardo romano, abbiamo descritti e disegnati in un apposito elenco. Il terreno che viene coltivato confina, a Sud, con una landa dove si vedeva grandi massi e lastroni di arenaria.
 
All'inizio del gennaio 1988 abbiamo voluto rivedere questa zona. L'abbiamo cercato imboccando la vecchia strada bianca sulla riva meridionale dello Stagno di Cabras, all'incrocio sotto il nuraghe s'Argara. La zona è assolutamente irriconoscibile. La base stradale è completamente devastata dal passaggio di pesanti mezzi agricoli. Abbiamo potuto riconoscere il luogo solo per mezzo di un grande ammasso di materiale estratto dai contadini; pietre e massi accumulati presso la strada (vedi Documentazione fotografica). Il cuccuru è stato letteralmente spianato e trasformato in un nuovo campo coltivato a grano nel cui centro è stato aperto pozzo per l'acqua.
 
La bonifica del terreno ha portato alla luce un pozzo antico (vedi Documentazione fotografica) formato da una caverna scavata nella roccia la cui apertura circolare, al livello del suolo, ha un diametro di circa 70 cm. Potrebbe trattarsi di un'antica cisterna.  Presso questo pozzo si posso- no notare due discariche di materiale pietroso composto da massi di basalto, grigio e rosso, e di arenaria, nonché alcuni lastroni del tipo che servivano da copertura per le tombe (vedi Documentazione fotografica). Il materiale fittile e litico raccolto nel giro di una mezz'ora ha più o meno la medesima composizione di quello già visto nel 1982; cioè frammenti di utensili d'ossidiana, e ceramica neolitica, nuragica, punica e romana. Secondo noi sarebbe urgente un esame dettagliato di tuto il materiale ancora in sito da parte della Soprintendenza, prima che altre manomissioni disperdano ogni cosa.
2.9
Alcuni nuraghi nel Sinis settentrionale
 
Abbiamo potuto visitare per la prima volta il 10 gennaio del 1988 alcuni nuraghi situati nella parte settentrionale del Sinis. Si tratta dei nuraghi su Conventu, Spinarba, s'Omu, Abilis e Sale Porcus, tutti segnati sulla mappa 1:25'000 dell'I.G.M. (205 II SE).