Architettura Sostenibile - Sustainable Architecture
 

ambiente, architettura bioecologica, sviluppo sostenibile, efficienza energetica, edifici a basso consumo energetico

 

Le pagine di Luciana Serra e Uwe Wienke

Passeggiate archeologiche nel Sinis (Oristano, Sardegna)
 
I. Gli insediamenti antichi del Sinis nella storiografia
2.3 Esame dei singoli toponimi
 
Vorremmo ora brevemente esaminare i toponimi riportati dal VIDAL, dal MATTEI e dal DELLA MARMORA in ordine alfabetico secondo la grafia dell’I.G.M. Queste fonti sono citate con le seguenti sigle:
 
V = VIDAL
M = MATTEI
DM = DELLA MARMORA
IGM = ISTITUTO GEOGRAFICO MILITARE
CC = CATASTO DEL COMUNE DI CABRAS  
Angios Corruda (IGM), Angiu Corrudu (CC), Banis de Corruda (V), Baingia Corruda (M), Angela Corruda (DM). Così si chiama un nuraghe presso la strada che porta a San Giovanni di Sinis, a Sud-Ovest di San Salvatore (I.G.M. Foglio 216 I SE). L’ortografia di questo toponimo subisce diverse variazioni; si legge anche “Angiu Corrudu” (Mappa catastale del Comune di Cabras) e “Angina Corruda” (PAU, p. 27 [7]); ed il suo significato non è molto chiaro. La prima parte del toponimo potrebbe appartenere alla voce “su angiu” (DES “bandzu” log. bagno, in favore anche “banis” dal VIDAL), usato per le terme o per grotte naturali (“su Andzu” si chiama una grotta presso Dorgali). Il MATTEI, invece, collega la voce con “baingia” (camp. vigna). Per quanto riguarda la seconda parte, si è tentato di attribuirla alla voce campidanese “corrudu” (= cornuto) che è anche un appellativo del diavolo (DES “korru”). Interpretato in questo modo, il toponimo significherebbe “Bagno o grotta del diavolo”, un nome plausibile per un rudere nuragico.
s’Archittu (IGM), s’Arquitu (V), s’Archittu (M). Il toponimo potrebbe riferirsi a diversi luoghi. Per prima cosa esiste una punta s’Archittu sulla costa occidentale del Sinis, poco a Sud di Putzu Idu (I.G.M. foglio 205 II SE), una zona assai desolata e forse mai abitata prima. Conosciamo inoltre un nuraghe “su Archeddu su Proccu”, nella parte del Sinis orientata verso lo Stagno di Cabras, di fronte a Monti Prama (I.G.M., foglio 216 I NE), e, come terza possibilità, esiste una zona chiamata “su Archeddu de sa Canna” lungo la costa occidentale, tra Punta Is Aruttas e Punta Maimoni. Vorremmo identificare il toponimo riportato dal VIDAL e dal MATTEI con il secondo dei luoghi presi in considerazione, visto che questi autori si riferiscono spesso a costruzioni nuragiche.
S’Argara (IGM), Sarga manna (V), s’Argamanna (M). Non è chiaro se il toponimo del VIDAL e del MATTEI sia da riferirsi al nuraghe s’Argara (CC, DELLA MARMORA e PAU, p.12 s’Argana), situato sull’elevazione più alta del Sinis, nella parte orientale dell’altipiano (alt. 93 m s.l.m.), sopra la lingua di terra di Conca Illonis (I.G.M., foglio 215 I NE); tuttavia, in mancanza di altri toponimi simili, questa attribuzione sembra la più plausibile. Il toponimo potrebbe riferirsi a ritrovamenti di utensili litici nei pressi del nuraghe (DES “argana”, “argala”, “argada”, log. gramola, macinella (= ORGANUM).
S’Arguedda (M), Sargui Gueddu (V). Questo toponimo, o uno somigliante, non si trova sulle mappe dell’I.G.M. e su quella del Catasto del Comune di Cabras; né tanto meno ci risulta chiaro il significato, a meno che non sia da collegare ad una specifica natura del terreno (PAULIS, p. 466, “arghidda”, log. camp. “arg’idda” argilla; “arghiddu log. terreno argilloso = ARGILLA).
Barrisi nuraghi (IGM), Nuraqui Barrilis (V), Nurachi Barrilis (M). Si richiamano così tre o quattro nuraghi, quasi del tutto distrutti, situati sull’altopiano (alt. 74 metri s.l.m.), poco distante dalla strada che porta a “Is Aruttas” traversando il Sinis da Est a Ovest (I.G.M. foglio 216 I NE, CC F15). Il nome dei nuraghi potrebbe riferirsi tanto ad un precedente deposito di barili (“barrili” camp. barile) quanto di un nome di persona.
Benas salsas (V), Banasalsas (M). Il toponimo non figura sulle mappe dell’I.G.M. e sulla mappa catastale di Cabras. La mappa dell’I.G.M. indica però nella parte settentrionale del Sinis (Comune di S. Vero Milis) il nuraghe “de is Benas” (I.G.M. foglio 206 III SO). Vedendo, però, che i luoghi menzionati dal VIDAL si estendono verso Nord non oltre Monti Prama, si dovrebbe presumere che il toponimo possa riferirsi ad un altro luogo. Il significato del toponimo è ovvio; si riferisce alle “vene salate” (d’acqua), che abbondano in diverse aree basse del Sinis.
Bischi nuraghi (M). Questo toponimo è nominato solo dal MATTEI e non trova nessuna corrispondenza sulle mappe moderne. Pertanto rimane impossibile attribuirlo a specifiche costruzioni.
Cadaane (IGM), Caden (M). Così si chiama un nuraghe posto sul promontorio (alt. 69 m s.l.m.) del margine occidentale dell’altipiano (I.G.M., foglio 216 I NE). Il toponimo resta ancora misterioso, scrive il PAU (p. 21). Nel suo “Glossario di Sardo antico”, la Atzori riporta “cadannu” (CATA-ANNUS = ogni anno) citando “sos episcopos dies baranta per ipsos cadannu” (CD X 150). Un tale significato rimane però poco plausibile. Dal PAULIS viene segnalato il toponimo assomigliante “Cadenaghe” in Comune di Seneghe.
sa Canna (IGM), Sacanna (V), Sa Canna (M). Sulla mappa dell’I.G.M. questo toponimo non è indicato. Invece sulla mappa catastale del Comune di Cabras vi sono tre distinte zone con toponimi di questo genere: “Matta Canna” (CC F14) indicato anche dalla mappa dell’I.G.M. e “Matta Cannas” (CC F39) nel circondario della zona “Sa Mulargia” (I.G.M.. foglio 216 I NE) e “sa Canna” (CC F46). Il toponimo in questione potrebbe riferirsi a quest’ultima, però in loco non vi è traccia di costruzioni antiche.
Cannevadosu (IGM), Canavadosu (DM). Così si chiama un nuraghe a Sud di Monti Prama (I.G.M. foglio 216 I NE, CC F7; alt. 45 m s.l.m.). L’interpretazione del toponimo rimane incerta. Esso potrebbe riferirsi a “canne fatate”, o a un “canneto fatato”, oppure alle canne o ad un canneto di una persona di nome Fatosu (DES “fadosu” log. fortunato, sardo ant. “fatosu” anche nome personale, CSMB (159), der. Di “fàdu”, fato, destino = FATUM).
sa Canudera (IGM, DM), Gaudera (V), Guadera (M). Questo toponimo non è indicato dalla mappa dell’I.G.M., mentre lo desumiamo dalla Mappa catastale del Comune di Cabras che ci offre diverse ortografie; Canudera, Ganudera (CC F52, F53, F59) e anche Camudera (CC F61). Il luogo è situato ad Est di S. Salvatore tra le zone “Is Procaxius” e “Sa Perdera”, una costruzione con tale nome non è però conosciuta. Il toponimo potrebbe essere riferito a due tipi di pianta: o alla canna (dallo spagnolo “canutero”, Dic. Crot. Etim. Castel e Hisp.) oppure ad una pianta della famiglia delle crocifere (Dentaria pinnata Lam. = Catalunya; CBV). Sembra che il MATTEI abbia voluto mettere la parola in relazione ad un supposto “guado”.
Capiais (IGM), Capialis (DM). Si chiama così una palude sulla sponda meridionale dello Stagno di Cabras (I.G.M. foglio 217 IV NO; CC F42, F53, F63) dove le moderne mappe segnalano nessun nuraghe. Il DELLA MARMORA invece attribuisce questo nome ad una costruzione nuragica. Il toponimo bisogna forse collegare a “kapiale” (DES, camp. cuffietta).
Conc’Ailonnis (IGM), Concailoin (M), Concailloni (CC). Con questo nome, che non appare nell’elenco del VIDAL, sono chiamati un nuraghe e una lingua di terra che, sotto il versante orientale dell’altipiano, si propaga nello Stagno di Cabras (I.G.M. foglio 217 IV NO). In questa zona è stato individuato uno dei più importanti insediamenti preistorici risalente alla cultura di Ozieri. L’etimologia del toponimo non è molto chiaro. Esso potrebbe riferirsi all’aquila anatraia o ad altre specie di aqile (camp. “akkiloni).
Corrighias Monte (IGM), Corrigas (V, M). Così viene chiamata un’altura (alt. 28 m s.l.m.) poco distante dalla costa occidentale del Sinis, a Sud di “Punta Is Aruttas” (I.G.M. foglio 216 I NE). La mappa dell’I.G.M. non indica alcuna costruzione posta su questa collina, però un nuraghe con questo nome è segnalato dall’IBBA [8].
Crichidoris (IGM), Quequidori (V), Cherchidoris (M), Cheridoris (DM). Il toponimo si riferisce senza dubbio a due nuraghi situati sulla riva settentrionale dello Stagno di Mistras (I.G.M. foglio 216 I SE, foglio 217 IV SO) chiamati “ Crichidoris” e “Crichidoreddu”. Il condaghe di Santa Maria di Bonàrcado parla di un “comida Spanu quirchidore maiore de Sinis” (33) e di “Mariane di Lacon d’Uras, kergidore de Sinnis” (99). Querquidores (log. kergidores) sono stati chiamati, nel Medioevo, gli “esattori dei tributi”. Probabilmente nelle vicinanze dei due nuraghi si trovava la sede di un esattore, oppure essi facevano parte della proprietà di uno di questi funzionari.
Domu de Cubas (V), Domu de cubas (M). Il toponimo riportato sia dal VIDAL che dal MATTEI non trova nessuna corrispondenza nelle attuali mappe geografiche e catastali. Però, secondo il CASALIS [5], dovrebbe trattarsi di una costruzione nelle vicinanze di S. Salvatore, che la tradizione riferisce ad uno stabilimento dei benedettini. Questo convento è anche menzionato dal DELLA MARMORA (Itinerario, II, 312 [10]). Il significato del toponimo è “casa delle botti” (“cuba”, log. e camp. botte, tino). E potrebbe indicare l’uso della costruzione dopo di essere abbandonata dai monaci.
Figus de Cara (IGM), Figus de Cara (V, M), Figu de Cara 8DM) si chiama una zona dell’altipiano (alt. 75 m s.l.m), situata a Ovest e sopra S. Salvatore, tra “Costa Randada” e “Riu Fenosu” (I.G.M. foglio 216 I NE). La zona è dominata almeno da due nuraghi (Figus de Cara mannu e Figus de Cara pittiu), oggi ridotti a mucchi di pietra. Il CASALIS segnala un nuraghe “Figu de Cara” nei pressi di S. Salvatore parlando espressamente della sua volta. Anche perché il VIDAL ed il MATTEI distinguono da questi due un terzo nuraghe con questo nome, rimane in dubbio se loro si riferiscano alla stessa costruzione, oggi chiamata col medesimo nome. “Figus de Cara” indica una precisa qualità di fico.
Funtana medica (IGM), Funtana Meyga (V), Funtana Meiga (M, CC). Così è chiamato un tratto della costa del Sinis meridionale, a Nord di S. Giovanni. Situato tra le zone “sa Costa su forru” e “Abbarossa” (I.G.M. foglio 216 I SE). In questa zona non è segnalata nessuna costruzione o insediamento. Il toponimo si riferisce ad una fonte benefica ormai sprofondata nel mare (PAU, p.12).
su Fradi menori (V), Fradi minori (M). Questo toponimo è scomparso dalle mappe odierne, ma indica che in passato doveva esistere nel Sinis un convento o l’eremo di una congregazione mendicante.
Giovanni Niedda (IGM), iuanni nieddu (V), Giuanni Nieddu (M) è un nuraghe nella zona “Matta perdona” situato su una collina (alt. 57 m s.l.m.) al lato occidentale della strada Cabras-S. Giovanni di Sinis (I.G.M. foglio 216 I SE). Il toponimo dovrebbe riferirsi al nome di un antico proprietario del terreno.
Grisanti (IGM, CC, V) Ghrisanti (M) si chiama la zona tra Monte Chibuddas e Punta Is Aruttas nella valle di un piccolo fiumiciattolo che scende dall’altipiano verso il mase (I.G.M. foglio 216 I NE). In questa zona la mappa dell’I.G.M. non segnala nessuna costruzione o rudere. Il toponimo potrebbe essere collegato alla voce “grisaione” (“grisaione dessa cotina” CSMB 207), un termine riferito alla conformazione del terreno (log. e camp. macchia, vespaio DES, PAULIS p. 500).
Leporada (IGM, V, M) è chiamato un nuraghe situato nella pianura (alt. 5 m s.l.m.) vicino a S. Salvatore (I.G.M. foglio 217 IV NO). Il toponimo potrebbe significare “covo della lepre” (LEPORARIUM, DES).
su Lurdagu de su Moru (V), su Lurdaghe su Moru (M). A Ovest della strada S. Salvatore-Riola, in Comune di Riola, al confine con una frazione di San Vero Milis, si trova la palude (pauli) “Benatzu su Moru” (I.G.M. foglio 217 IV NO) che può essere identificata con il “Lurdaghe de su Moru” di VIDAL e di MATTEI. Intanto tutte e due le voci significano “pantano” (“benatzu, benattsu” deriva da “bena”, vena d’acqua, HWS, p.25).
Maimoni (IGM), Maymoni (V), Maimoi (M). Sulla costa occidentale del Sinis, poco più a Nord di S. Giovanni di Sinis esistono una zona chiamata Maimoni, poi una Punta Maimoni e una Funtana Maimoni (I.G.M. foglio 216 I SE). La parola “Maimoni”, conosciuta in una gran parte della Sardegna, si riferisce alle superstizioni popolari significando qualcosa come “orco”, “spauracchio”. L’uso della parola come toponimo potrebbe indicare specifiche particolarità del luogo come grotte o costruzioni antiche, che sono misteriose e che quindi fanno paura. Infatti, poco distante dalla zona, in direzione Sud, si trovano i resti di una delle necropoli della città di Tharros per la maggior parte sprofondata nel mare, però nella zona in questione non è conosciuto nessun insediamento.
Margine Grutzu (IGM), Margini Russu (V, M), Marghine gruzzu. Così è chiamato un nuraghe nella parte settentrionale dell’altipiano (alt. 67 m s.l.m.), situato sul promontorio “sa Roia de sa Pusedda” (I.G.M. foglio 216 I NE). “Grussu” o “russu” significa in logudorese “grosso” (grutzu = camp. corto). Il toponimo si riferisce alla caratteristica morfologica che in questo luogo assume il margine dell’altipiano.
Mari Ermi (IGM), Mari erministras (V), Mari Mistras (M) è una piccola laguna sulla costa occidentale del Sinis, situata a Nord di “Is Aruttas”, laddove finisce la strada che attraversa il Sinis (I.G.M. foglio 216 I NE) da Est a Ovest. In questo luogo la mappa dell’I.G.M. non indica né un insediamento, né un nuraghe. Il toponimo riportato dal VIDAL e dal MATTEI potrebbe riferirsi, ma con poca probabilità, anche ad un altro luogo, cioè alla laguna chiamata “Stagno di Mistras” (I.G.M. foglio 217 IV SO), situata nell’arco settentrionale del Golfo di Oristano, oppure ad una zona confinante con questo stagno.
Matta Canna (IGM), Matacanna (V), Matte canna (M), Matta de Canna (DM) è la zona bassa (alt. 30-38 m s.l.m.) sotto “Marghine Grutzu”, lungo la strada che, attraversando il Sinis, porta a “Is Aruttas” (I.G.M. foglio 216 I NE). In questa zona la mappa dell’I.G.M. non segnala nessun nuraghe o insediamento. Però una costruzione nuragica con questo nome è segnalata da DELLA MARMORA.
Matta Suergiu (IGM). Il DELLA MARMORA menziona un nuraghe “Matta Suescia” la grafia del quale dovrebbe essere il risultato di una trascrizione erronea. Le mappe moderne (I.G.M. foglio 216 I NE e CC F55) indicano invece una zona e un nuraghe “Suergiu” (alt. 66 m s.l.m.) che si trovano nella parte meridionale dell’altipiano. Il toponimo si riferisce ad un albero di sughero o ad un elce (“suergiu” camp. sughero = SUBERREUS, elce HWS, p.13).
Matta tramontis (IGM), Matta inter montis (V), Matta de monti (M), Matta de tres Montes (DM), Matta tre montis (CC). La zona si trova sul lato occidentale della strada che porta a S. Giovanni di Sinis, tra le due zone “su Monte Mesu” e “Is Cucumeus”. Is Cucumeus si chiama un promontorio all’estremo Sud dell’altipiano (alt. 59 m s.l.m.) davanti il quale ritrova la collina del Monte Mesu (alt. 55 m s.l.m.) sovrastata da un nuraghe. Le grafie del toponimo mettono in dubbio il suo vero significato (“Pianta tra le tre colline” o “Pianta delle tre colline”).
Matta tramatza (IGM, CC), Matta tremazu (V), Matte tramazzu (M) è una zona situata sulla riva dello Stagno di Mistras tra le zone “Crichidoris” e “Presinis” (I.G.M. foglio 216 I SE). Probabilmente il toponimo si può identificare con quello di “Matta de Trancozzu” riportato dal DELLA MARMORA, supponendo che la grafia dello stesso sia dovuta ad un errore di lettura del manoscritto. Il toponimo “tramazzu”, conosciuto anche in altri luoghi della Sardegna meridionale, si riferisce ad una pianta della “tamerice” (Tamarix Gallica L.).
‘e Mesu, Monte (IGM), Così è chiamata una zona nel Sud del Sinis (I.G.M. foglio 216 I SE, CC F75), tra “Matta tramontis” e “Matta Perdosa”, dove la mappa dell’I.G.M. non indica il nuraghe che però è menzionato dal DELLA MARMORA. Né il VIDAL, né il MATTEI menzionano un insediamento di questo nome.
Mistras, Stagno di (IGM); Mari erministras (V), Mari Mistras (M). Lo Stagno di Mistras è una laguna tra lo Stagno di Cabras e il Golfo di Oristano con il quale comunica (I.G.M. foglio 216 I SE e 217 IV SO). Il toponimo riportato da VIDAL e da MATTEI potrebbe riferirsi alla mescolanza dell’acqua salata del mare con quella dolce dello Stagno.
Monte Prama (IGM, CC), Montigu de Prama (V), Montigu Palma (M) è il rilievo (alt. 48 m s.l.m.) più settentrionale della catena collinosa che si estende in direzione Nord-Sud, nella parte orientale del Sinis, lungo lo Stagno di Cabras (I.G.M. foglio 216 I NE). SU questa collina l’IBBA [8] segnala una costruzione nuragica. Il toponimo significa “Monte Palma” riferendosi alla palma nana (Chamerops humilis L.), elemento molto caratteristico della flora del Sinis. A partire del 1977, nella parte orientale, ai piedi della collina, furono scavati i resti di un santuario nuragico e riportate alla luce grandi statue di pietra. Non si può escludere che la citazione del luogo come “oppidum” da parte del VIDAL si riferisca a qualche rudere di questo santuario, ancora visibile ai suoi tempi.
Murru zoppu, sa roia (IGM), Sevo murru zoppu (CC), Muro zoppu ( DM). “Sa Roia Murro zoppu” si chiama una zona a Nord della torre de Sevo (I.G.M. foglio 216 I SE, CC F59, F70, F71) nella quale non è indicato nessun nuraghe. Il DELLA MARMORA, invece, menziona un nuraghe di questo nome. Il toponimo si riferisce probabilmente a una caratteristica del terreno (DES “murru” si usa in tutta l’isola anche in senso figurativo per vetta, sommità) o ad una costruzione muraria (DES “murro” log. e camp. muro = MURUS; “murru mannu” collina vicino a Tharros).
Nase Canna (IGM) è chiamata una punta nella zona “Capiais” che si protende nello Stagno di Cabras (I.G.M. foglio 217 IV NO). Il DELLA MARMORA menziona un nuraghe chiamato “Nasu de Canna”. Tuttavia nella zona indicata non si trova nessuna traccia di una simile costruzione Il toponimo dovrebbe forse leggere “nas’e canna” e contiene un riferimento ad un attributo geomorfologico della località (DES “nasu” log. e camp. naso = NASUS; però il Wagner non menziona nessun uso toponomastico). Accettabile potrebbe essere anche un collegamento con la pesca perché il luogo fa parte della riva dello Stagno di Cabras (“nassa” log e camp. nassa = NASSA; CSMB 16,18,30,31 “nassariu” = pescaia).
Parizzonis (IGM), Palarizzonis (V), Palerizzoisi (M), Su Nuracheddu de Pala Curizzonis (DM). Il toponimo non appare sulla mappa dell’I.G.M., mentre compare sulla mappa catastale del Comune di Cabras (foglio n. 59, coordinate 57500/55700 – 8700/9900) dove indica una zona a NE di S. Salvatore, priva però di costruzioni antiche. La voce cabrarese “pal’e rizzoisi” potrebbe riferirsi ad un’alga detta anche paglia di riccio.
Piscina Rubia (IGM), Sarena Rubia (V), s’Arena Rubia (M), Pixina Arubia (CC): Il toponimo “s’Arena Rubia” non è indicato né dalla mappa dell’I.G.M., né in quella del catasto cabrarese; esiste però un nuraghe chiamato “Piscina Rubia” sulla cuspide nord-occidentale dell’altipiano (alt. 63 m s.l.m.), ad Ovest della strada per “Is Aruttas” (I.G.M. foglio 216 I NE). Il toponimo “s’Arena Rubia” non dovrebbe riferirsi strettamente a “sabbia rossa” come caratteristica prominente della zona e come si potrebbe facilmente pensare, bensì potrebbe significare anche “area recinta” (CSMB 22 “fraicande in s’arena de sanctu Nicola”; Atzori [9]). “Piscina”, già documentato come toponimo nei condaghi medioevali, significa in campidanese “pozza d’acqua” o “pozzanghera”, ma può riferirsi anche a certe aperture nel suolo, come spiega lo SPANO (Voc. SGPE) parlando di Piscinas, un villaggio nella diocesi del Sulcis, antico oppido romano, che assunse il suo nome odierno dal fatto che i lavoratori della miniera de “is arenas”, nel tracciare la strada, vi scoprirono molte sepolture romane.
Sa Ruda (IGM), Sarruda (V), s’Arruda (M) è il nome di un nuraghe situato in pianura (alt. 3 m s.l.m.), presso la strada che porta a “Is Aruttas”, non lontano dallo Stagno du Cabras, tra i nuraghi “Conca Illonis” e “Leporada” (I.G.M. foglio 217 iV NO). Il toponimo si riferisce alla pianta chiamata in italiano “ruta” (Ruta graveolens L.).
S. Augustinus (V), S. Agostino (M). Questo toponimo appare oggi solamente sulla mappa catastale del Comune di Cabras (F59, F60, F61) ed è da localizzare a Est di S. Salvatore, tra la zona “Is Procaxius” e il nuraghe Crichidoris, cioè dove i fogli catastali convergono. Oggi, in questa zona non esiste più nessuna chiesa o cappella, però non è da escludere, come nel caso di S. Giorgio, che, lungo la strada che porta a Tharros, sia esistita una cappella, o una chiesetta, dedicata a questo santo.
S. Georgius (V), S. Giorgio (M), S. Giorgi (DM). Un toponimo riferito a questo santo è indicato dalla mappa catastale del Comune di Cabras (F61), cioè nella stessa zona tra lo Stagno di Cabras e quello di Mistras, dove abbiamo già potuto collocare la chiesa o la cappella di S. Agostino e dove, oggi, non esiste più nessuna traccia visibile. Il DELLA MARMORA (Viaggio, II, 85) segnala un nuraghe con questo nome.
S. Salvatore (IGM, V, M) è un piccolo paesino situato sotto l’altipiano del Sinis, prima di arrivare a S. Giovanni di Sinis, vendendo da Cabras (I.G.M. foglio 216 I NE). Per la maggior parte dell’anno le sue casette sono disabitate, in quanto esse servono soprattutto ai cabraresi a trascorrere qui le domeniche estive ed i giorni di festa.  La sua importanza deriva da un santuario sotterraneo dell’epoca paleocristiana con strutture costruttive ancora più antiche.
S. Saturninus (V), S. Saturnino (M), S. Sadurru (DM, CC). Il toponimo si riferisce ad una primitiva chiesa dedicate al martire sardo S. Saturnino, fabbricato oggi scomparso e del quale è rimasto solo il nome attribuito ad una zona indicata dalla mappa catastale di Cabras (F39), vicino alla zona “sa Mulargia”, lungo la strada che porta a “Is Aruttas” (I.G.M. foglio 216 I NE). Per la vicinanza geografica con il nuraghe “Serra ‘e Cresia” sin potrebbe presumere che il nome di quest’ultimo facesse riferimento ad una qualche chiesa (“cresia”).
Serra ‘e Cresia (IGM), Serra de gresia (V), Serre Cresia (M), Serra de Cresia (DM) si chiama un nuraghe situato su un’altura (alt. 60 m s.l.m.) orientata vero lo Stagno di Cabras, sopra la zona “Conca Illonis” (I.G.M. foglio 217 IV NO). Il toponimo significa “Serra della chiesa” riferendosi forse alla vicina chiesa di S. Saturnino, oggi scomparsa. Il DELLA MARMORA scrive che questo nuraghe è anche chiamato “Columbus”. Forse a questo si dovrebbe collegare invece un altro nuraghe chiamato “Caombus” che si trova nelle vicinanze dello Stagno di Cabras.
Siau Mannu (IGM, CC) Sylanu Mannu (V), Silanu Mannu (M) è chiamato un nuraghe situato su un’altura (alt. 55 m s.l.m.) orientata verso lo Stagno di Cabras (I.G.M foglio 216 I NE). Il toponimo potrebbe significare “fontana grande” (da SILANUS = fonte; ALESSIO G., Lexicon etymologicum [11]). Il toponimo dovrebbe essere identico a quello di “Pianu Mannu”, forma corrotta, menzionato dal DELLA MARMORA.
Sianeddu (CC), Silaneddu (V, M). Si tratta di un nuraghe, poco distante dal nuraghe “Siau Mannu”, situato su un’altura (alt. 77 m s.l.m.) orientata verso lo Stagno di Cabras (CC F37). Il toponimo si collega a quello di “Siau Mannu” e potrebbe significare “fontana piccola”. Il toponimo dovrebbe essere identico a quello di “Pianu Nieddu”, forma corrotta, riportato dal DELLA MARMORA.
Signoranna (CC), Signoragiuanna (M), Sa costa de Signora Giuanna (DM). Come toponimo appare oggi solo nella mappa catastale del Comune di Cabras (F74, coordinate 59400/57600 – 9800/11000), e si riferisce ad una zona tra “Matta tramazza” e “Matta tramontis” nella parte meridionale del Sinis, nella quale è segnalato anche un nuraghe chiamato “Sannoranna”.
Sa Tirìa (IGM, CC, DM). Così si chiama un nuraghe sul dorso della altura (alt. 78 m s.l.m.) a Sud di Monti Prama (I.G.M. foglio 216 I NE, CC F8, F15, F34). La costruzione è menzionata solo dal DELLA MARMORA che scrive che essa è chiamata anche con il nome di S. Barbara. “Sa Tirìa” è chiamata in Sardegna una specie di citiso o ginestra spinosa ed appare frequentemente nella toponomastica (si conoscono altri nuraghi di questo nome a Baunei e presso Olzai, DES).
S’Uedda, porto (IGM, Suedda (V), Saluedda (M) è una punta sulla costa occidentale del Sinis, all’estremo confine della laguna “Mari Ermi” (I.G.M. foglio 216 I NE). Sulla mappa dell’I.G.M. non è segnalato nessun fabbricato in questa zona. Tuttavia il toponimo “suedda”, preso nome diminutivo logudorese di “sue” (scrofa), potrebbe suggerire l’esistenza di un antico insediamento in questo luogo. Questa ipotesi è confortata dal fatto che la zona, attualmente campidanese, era in origine, e in parte ancora fino il XIX secolo, logudorese (FELICE [12], p. 47), o, forse meglio dire, di lingua arborense, zona intermedia tra campidanese e logudorese [13].
 
>>>> 3. Conclusioni
 
 
 

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