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Le pagine di
Luciana Serra e Uwe
Wienke |
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Passeggiate archeologiche nel Sinis
(Oristano, Sardegna)
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I. Gli
insediamenti antichi del Sinis nella
storiografia
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2.3
Esame dei singoli toponimi
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Vorremmo ora
brevemente esaminare i toponimi riportati dal
VIDAL, dal MATTEI e dal DELLA MARMORA in
ordine alfabetico secondo la grafia
dell’I.G.M. Queste fonti sono citate con le
seguenti sigle:
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V = VIDAL
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M = MATTEI
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DM = DELLA
MARMORA
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IGM = ISTITUTO
GEOGRAFICO MILITARE
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CC = CATASTO DEL
COMUNE DI CABRAS
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Angios Corruda
(IGM), Angiu Corrudu (CC), Banis de Corruda
(V), Baingia Corruda (M), Angela Corruda
(DM). Così si chiama un nuraghe presso la
strada che porta a San Giovanni di Sinis, a
Sud-Ovest di San Salvatore (I.G.M. Foglio
216 I SE). L’ortografia di questo toponimo
subisce diverse variazioni; si legge anche
“Angiu Corrudu” (Mappa catastale del Comune
di Cabras) e “Angina Corruda” (PAU, p. 27
[7]); ed il suo significato non è molto
chiaro. La prima parte del toponimo potrebbe
appartenere alla voce “su angiu” (DES
“bandzu” log. bagno, in favore anche
“banis” dal VIDAL), usato per le terme o per
grotte naturali (“su Andzu” si chiama una
grotta presso Dorgali). Il MATTEI, invece,
collega la voce con “baingia” (camp.
vigna). Per quanto riguarda la seconda
parte, si è tentato di attribuirla alla voce
campidanese “corrudu” (= cornuto) che è
anche un appellativo del diavolo (DES “korru”).
Interpretato in questo modo, il toponimo
significherebbe “Bagno o grotta del
diavolo”, un nome plausibile per un rudere
nuragico.
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s’Archittu
(IGM), s’Arquitu (V), s’Archittu (M). Il
toponimo potrebbe riferirsi a diversi
luoghi. Per prima cosa esiste una punta s’Archittu
sulla costa occidentale del Sinis, poco a
Sud di Putzu Idu (I.G.M. foglio 205 II
SE), una zona assai desolata e forse mai
abitata prima. Conosciamo inoltre un
nuraghe “su Archeddu su Proccu”, nella
parte del Sinis orientata verso lo Stagno
di Cabras, di fronte a Monti Prama (I.G.M.,
foglio 216 I NE), e, come terza
possibilità, esiste una zona chiamata “su
Archeddu de sa Canna” lungo la costa
occidentale, tra Punta Is Aruttas e Punta
Maimoni. Vorremmo identificare il toponimo
riportato dal VIDAL e dal MATTEI con il
secondo dei luoghi presi in
considerazione, visto che questi autori si
riferiscono spesso a costruzioni
nuragiche.
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S’Argara
(IGM), Sarga manna (V), s’Argamanna (M). Non
è chiaro se il toponimo del VIDAL e del
MATTEI sia da riferirsi al nuraghe s’Argara
(CC, DELLA MARMORA e PAU, p.12 s’Argana),
situato sull’elevazione più alta del Sinis,
nella parte orientale dell’altipiano (alt.
93 m s.l.m.), sopra la lingua di terra di
Conca Illonis (I.G.M., foglio 215 I NE);
tuttavia, in mancanza di altri toponimi
simili, questa attribuzione sembra la più
plausibile. Il toponimo potrebbe riferirsi a
ritrovamenti di utensili litici nei pressi
del nuraghe (DES “argana”, “argala”, “argada”,
log. gramola, macinella (=
ORGANUM).
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S’Arguedda
(M), Sargui Gueddu (V). Questo toponimo, o uno
somigliante, non si trova sulle mappe
dell’I.G.M. e su quella del Catasto del Comune
di Cabras; né tanto meno ci risulta chiaro il
significato, a meno che non sia da collegare
ad una specifica natura del terreno (PAULIS,
p. 466, “arghidda”, log. camp. “arg’idda”
argilla; “arghiddu log. terreno
argilloso = ARGILLA).
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Barrisi nuraghi
(IGM), Nuraqui Barrilis (V), Nurachi
Barrilis (M). Si richiamano così tre o
quattro nuraghi, quasi del tutto
distrutti, situati sull’altopiano (alt. 74
metri s.l.m.), poco distante dalla strada
che porta a “Is Aruttas” traversando il
Sinis da Est a Ovest (I.G.M. foglio 216 I
NE, CC F15). Il nome dei nuraghi potrebbe
riferirsi tanto ad un precedente deposito
di barili (“barrili” camp. barile)
quanto di un nome di persona.
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Benas salsas
(V), Banasalsas (M). Il toponimo non
figura sulle mappe dell’I.G.M. e sulla
mappa catastale di Cabras. La mappa
dell’I.G.M. indica però nella parte
settentrionale del Sinis (Comune di S.
Vero Milis) il nuraghe “de is Benas”
(I.G.M. foglio 206 III SO). Vedendo, però,
che i luoghi menzionati dal VIDAL si
estendono verso Nord non oltre Monti Prama,
si dovrebbe presumere che il toponimo
possa riferirsi ad un altro luogo. Il
significato del toponimo è ovvio; si
riferisce alle “vene salate” (d’acqua),
che abbondano in diverse aree basse del
Sinis.
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Bischi
nuraghi (M). Questo toponimo è nominato
solo dal MATTEI e non trova nessuna
corrispondenza sulle mappe moderne.
Pertanto rimane impossibile attribuirlo a
specifiche costruzioni.
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Cadaane
(IGM), Caden (M). Così si chiama un
nuraghe posto sul promontorio (alt. 69 m
s.l.m.) del margine occidentale
dell’altipiano (I.G.M., foglio 216 I NE).
Il toponimo resta ancora misterioso,
scrive il PAU (p. 21). Nel suo “Glossario
di Sardo antico”, la Atzori riporta
“cadannu” (CATA-ANNUS = ogni anno) citando
“sos episcopos dies baranta per ipsos
cadannu” (CD X 150). Un tale significato
rimane però poco plausibile. Dal PAULIS
viene segnalato il toponimo assomigliante
“Cadenaghe” in Comune di Seneghe.
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sa Canna
(IGM), Sacanna (V), Sa Canna (M). Sulla
mappa dell’I.G.M. questo toponimo non è
indicato. Invece sulla mappa catastale del
Comune di Cabras vi sono tre distinte zone
con toponimi di questo genere: “Matta
Canna” (CC F14) indicato anche dalla mappa
dell’I.G.M. e “Matta Cannas” (CC F39) nel
circondario della zona “Sa Mulargia” (I.G.M..
foglio 216 I NE) e “sa Canna” (CC F46). Il
toponimo in questione potrebbe riferirsi a
quest’ultima, però in loco non vi è
traccia di costruzioni antiche.
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Cannevadosu
(IGM), Canavadosu (DM). Così si chiama un
nuraghe a Sud di Monti Prama (I.G.M.
foglio 216 I NE, CC F7; alt. 45 m s.l.m.).
L’interpretazione del toponimo rimane
incerta. Esso potrebbe riferirsi a “canne
fatate”, o a un “canneto fatato”, oppure
alle canne o ad un canneto di una persona
di nome Fatosu (DES “fadosu” log.
fortunato, sardo ant. “fatosu” anche
nome personale, CSMB (159), der. Di “fàdu”,
fato, destino = FATUM).
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sa Canudera
(IGM, DM), Gaudera (V), Guadera (M).
Questo toponimo non è indicato dalla mappa
dell’I.G.M., mentre lo desumiamo dalla
Mappa catastale del Comune di Cabras che
ci offre diverse ortografie; Canudera,
Ganudera (CC F52, F53, F59) e anche
Camudera (CC F61). Il luogo è situato ad
Est di S. Salvatore tra le zone “Is
Procaxius” e “Sa Perdera”, una costruzione
con tale nome non è però conosciuta. Il
toponimo potrebbe essere riferito a due
tipi di pianta: o alla canna (dallo
spagnolo “canutero”, Dic. Crot. Etim.
Castel e Hisp.) oppure ad una pianta della
famiglia delle crocifere (Dentaria pinnata
Lam. = Catalunya; CBV). Sembra che il
MATTEI abbia voluto mettere la parola in
relazione ad un supposto “guado”.
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Capiais
(IGM), Capialis (DM). Si chiama così una
palude sulla sponda meridionale dello
Stagno di Cabras (I.G.M. foglio 217 IV NO;
CC F42, F53, F63) dove le moderne mappe
segnalano nessun nuraghe. Il DELLA MARMORA
invece attribuisce questo nome ad una
costruzione nuragica. Il toponimo bisogna
forse collegare a “kapiale” (DES, camp.
cuffietta).
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Conc’Ailonnis
(IGM), Concailoin (M), Concailloni (CC).
Con questo nome, che non appare
nell’elenco del VIDAL, sono chiamati un
nuraghe e una lingua di terra che, sotto
il versante orientale dell’altipiano, si
propaga nello Stagno di Cabras (I.G.M.
foglio 217 IV NO). In questa zona è stato
individuato uno dei più importanti
insediamenti preistorici risalente alla
cultura di Ozieri. L’etimologia del
toponimo non è molto chiaro. Esso potrebbe
riferirsi all’aquila anatraia o ad altre
specie di aqile (camp. “akkiloni).
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Corrighias
Monte (IGM), Corrigas (V, M). Così viene
chiamata un’altura (alt. 28 m s.l.m.) poco
distante dalla costa occidentale del Sinis,
a Sud di “Punta Is Aruttas” (I.G.M. foglio
216 I NE). La mappa dell’I.G.M. non indica
alcuna costruzione posta su questa
collina, però un nuraghe con questo nome è
segnalato dall’IBBA [8].
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Crichidoris
(IGM), Quequidori (V), Cherchidoris (M),
Cheridoris (DM). Il toponimo si riferisce
senza dubbio a due nuraghi situati sulla
riva settentrionale dello Stagno di
Mistras (I.G.M. foglio 216 I SE, foglio
217 IV SO) chiamati “ Crichidoris” e “Crichidoreddu”.
Il condaghe di Santa Maria di Bonàrcado
parla di un “comida Spanu quirchidore
maiore de Sinis” (33) e di “Mariane di
Lacon d’Uras, kergidore de Sinnis” (99).
Querquidores (log. kergidores) sono stati
chiamati, nel Medioevo, gli “esattori dei
tributi”. Probabilmente nelle vicinanze
dei due nuraghi si trovava la sede di un
esattore, oppure essi facevano parte della
proprietà di uno di questi funzionari.
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Domu de Cubas
(V), Domu de cubas (M). Il toponimo
riportato sia dal VIDAL che dal MATTEI non
trova nessuna corrispondenza nelle attuali
mappe geografiche e catastali. Però,
secondo il CASALIS [5], dovrebbe trattarsi
di una costruzione nelle vicinanze di S.
Salvatore, che la tradizione riferisce ad
uno stabilimento dei benedettini. Questo
convento è anche menzionato dal DELLA
MARMORA (Itinerario, II, 312 [10]). Il
significato del toponimo è “casa delle
botti” (“cuba”, log. e camp. botte,
tino). E potrebbe indicare l’uso
della costruzione dopo di essere
abbandonata dai monaci.
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Figus de Cara
(IGM), Figus de Cara (V, M), Figu de Cara
8DM) si chiama una zona dell’altipiano
(alt. 75 m s.l.m), situata a Ovest e sopra
S. Salvatore, tra “Costa Randada” e “Riu
Fenosu” (I.G.M. foglio 216 I NE). La zona
è dominata almeno da due nuraghi (Figus de
Cara mannu e Figus de Cara pittiu), oggi
ridotti a mucchi di pietra. Il CASALIS
segnala un nuraghe “Figu de Cara” nei
pressi di S. Salvatore parlando
espressamente della sua volta. Anche
perché il VIDAL ed il MATTEI distinguono
da questi due un terzo nuraghe con questo
nome, rimane in dubbio se loro si
riferiscano alla stessa costruzione, oggi
chiamata col medesimo nome. “Figus de
Cara” indica una precisa qualità di fico.
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Funtana medica
(IGM), Funtana Meyga (V), Funtana Meiga
(M, CC). Così è chiamato un tratto della
costa del Sinis meridionale, a Nord di S.
Giovanni. Situato tra le zone “sa Costa su
forru” e “Abbarossa” (I.G.M. foglio 216 I
SE). In questa zona non è segnalata
nessuna costruzione o insediamento. Il
toponimo si riferisce ad una fonte
benefica ormai sprofondata nel mare (PAU,
p.12).
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su Fradi menori
(V), Fradi minori (M). Questo toponimo è
scomparso dalle mappe odierne, ma indica
che in passato doveva esistere nel Sinis
un convento o l’eremo di una congregazione
mendicante.
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Giovanni Niedda
(IGM), iuanni nieddu (V), Giuanni Nieddu
(M) è un nuraghe nella zona “Matta
perdona” situato su una collina (alt. 57 m
s.l.m.) al lato occidentale della strada
Cabras-S. Giovanni di Sinis (I.G.M. foglio
216 I SE). Il toponimo dovrebbe riferirsi
al nome di un antico proprietario del
terreno.
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Grisanti
(IGM, CC, V) Ghrisanti (M) si chiama la
zona tra Monte Chibuddas e Punta Is
Aruttas nella valle di un piccolo
fiumiciattolo che scende dall’altipiano
verso il mase (I.G.M. foglio 216 I NE). In
questa zona la mappa dell’I.G.M. non
segnala nessuna costruzione o rudere. Il
toponimo potrebbe essere collegato alla
voce “grisaione” (“grisaione dessa cotina”
CSMB 207), un termine riferito alla
conformazione del terreno (log. e camp.
macchia, vespaio DES, PAULIS p.
500).
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Leporada
(IGM, V, M) è chiamato un nuraghe situato
nella pianura (alt. 5 m s.l.m.) vicino a
S. Salvatore (I.G.M. foglio 217 IV NO). Il
toponimo potrebbe significare “covo della
lepre” (LEPORARIUM, DES).
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su Lurdagu de su Moru
(V), su Lurdaghe su Moru (M). A Ovest
della strada S. Salvatore-Riola, in Comune
di Riola, al confine con una frazione di
San Vero Milis, si trova la palude (pauli)
“Benatzu su Moru” (I.G.M. foglio 217 IV
NO) che può essere identificata con il
“Lurdaghe de su Moru” di VIDAL e di MATTEI.
Intanto tutte e due le voci significano
“pantano” (“benatzu, benattsu” deriva da “bena”,
vena d’acqua, HWS, p.25).
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Maimoni
(IGM), Maymoni (V), Maimoi (M). Sulla
costa occidentale del Sinis, poco più a
Nord di S. Giovanni di Sinis esistono una
zona chiamata Maimoni, poi una Punta
Maimoni e una Funtana Maimoni (I.G.M.
foglio 216 I SE). La parola “Maimoni”,
conosciuta in una gran parte della
Sardegna, si riferisce alle superstizioni
popolari significando qualcosa come
“orco”, “spauracchio”. L’uso della parola
come toponimo potrebbe indicare specifiche
particolarità del luogo come grotte o
costruzioni antiche, che sono misteriose e
che quindi fanno paura. Infatti, poco
distante dalla zona, in direzione Sud, si
trovano i resti di una delle necropoli
della città di Tharros per la maggior
parte sprofondata nel mare, però nella
zona in questione non è conosciuto nessun
insediamento.
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Margine Grutzu
(IGM), Margini Russu (V, M), Marghine
gruzzu. Così è chiamato un nuraghe nella
parte settentrionale dell’altipiano (alt.
67 m s.l.m.), situato sul promontorio “sa
Roia de sa Pusedda” (I.G.M. foglio 216 I
NE). “Grussu” o “russu” significa in
logudorese “grosso” (grutzu = camp.
corto). Il toponimo si riferisce alla
caratteristica morfologica che in questo
luogo assume il margine dell’altipiano.
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Mari Ermi
(IGM), Mari erministras (V), Mari Mistras
(M) è una piccola laguna sulla costa
occidentale del Sinis, situata a Nord di
“Is Aruttas”, laddove finisce la strada
che attraversa il Sinis (I.G.M. foglio 216
I NE) da Est a Ovest. In questo luogo la
mappa dell’I.G.M. non indica né un
insediamento, né un nuraghe. Il toponimo
riportato dal VIDAL e dal MATTEI potrebbe
riferirsi, ma con poca probabilità, anche
ad un altro luogo, cioè alla laguna
chiamata “Stagno di Mistras” (I.G.M.
foglio 217 IV SO), situata nell’arco
settentrionale del Golfo di Oristano,
oppure ad una zona confinante con questo
stagno.
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Matta Canna
(IGM), Matacanna (V), Matte canna (M),
Matta de Canna (DM) è la zona bassa (alt.
30-38 m s.l.m.) sotto “Marghine Grutzu”,
lungo la strada che, attraversando il
Sinis, porta a “Is Aruttas” (I.G.M. foglio
216 I NE). In questa zona la mappa
dell’I.G.M. non segnala nessun nuraghe o
insediamento. Però una costruzione
nuragica con questo nome è segnalata da
DELLA MARMORA.
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Matta Suergiu
(IGM). Il DELLA MARMORA menziona un
nuraghe “Matta Suescia” la grafia del
quale dovrebbe essere il risultato di una
trascrizione erronea. Le mappe moderne
(I.G.M. foglio 216 I NE e CC F55) indicano
invece una zona e un nuraghe “Suergiu”
(alt. 66 m s.l.m.) che si trovano nella
parte meridionale dell’altipiano. Il
toponimo si riferisce ad un albero di
sughero o ad un elce (“suergiu” camp.
sughero = SUBERREUS, elce HWS, p.13).
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Matta tramontis
(IGM), Matta inter montis (V), Matta de
monti (M), Matta de tres Montes (DM),
Matta tre montis (CC). La zona si trova
sul lato occidentale della strada che
porta a S. Giovanni di Sinis, tra le due
zone “su Monte Mesu” e “Is Cucumeus”. Is
Cucumeus si chiama un promontorio
all’estremo Sud dell’altipiano (alt. 59 m
s.l.m.) davanti il quale ritrova la
collina del Monte Mesu (alt. 55 m s.l.m.)
sovrastata da un nuraghe. Le grafie del
toponimo mettono in dubbio il suo vero
significato (“Pianta tra le tre colline” o
“Pianta delle tre colline”).
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Matta tramatza
(IGM, CC), Matta tremazu (V), Matte
tramazzu (M) è una zona situata sulla riva
dello Stagno di Mistras tra le zone
“Crichidoris” e “Presinis” (I.G.M. foglio
216 I SE). Probabilmente il toponimo si
può identificare con quello di “Matta de
Trancozzu” riportato dal DELLA MARMORA,
supponendo che la grafia dello stesso sia
dovuta ad un errore di lettura del
manoscritto. Il toponimo “tramazzu”,
conosciuto anche in altri luoghi della
Sardegna meridionale, si riferisce ad una
pianta della “tamerice” (Tamarix Gallica
L.).
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‘e Mesu,
Monte (IGM), Così è chiamata una zona nel
Sud del Sinis (I.G.M. foglio 216 I SE, CC
F75), tra “Matta tramontis” e “Matta
Perdosa”, dove la mappa dell’I.G.M. non
indica il nuraghe che però è menzionato
dal DELLA MARMORA. Né il VIDAL, né il
MATTEI menzionano un insediamento di
questo nome.
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Mistras,
Stagno di (IGM); Mari erministras (V),
Mari Mistras (M). Lo Stagno di Mistras è
una laguna tra lo Stagno di Cabras e il
Golfo di Oristano con il quale comunica
(I.G.M. foglio 216 I SE e 217 IV SO). Il
toponimo riportato da VIDAL e da MATTEI
potrebbe riferirsi alla mescolanza
dell’acqua salata del mare con quella
dolce dello Stagno.
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Monte Prama
(IGM, CC), Montigu de Prama (V), Montigu
Palma (M) è il rilievo (alt. 48 m s.l.m.)
più settentrionale della catena collinosa
che si estende in direzione Nord-Sud,
nella parte orientale del Sinis, lungo lo
Stagno di Cabras (I.G.M. foglio 216 I NE).
SU questa collina l’IBBA [8] segnala una
costruzione nuragica. Il toponimo
significa “Monte Palma” riferendosi alla
palma nana (Chamerops humilis L.),
elemento molto caratteristico della flora
del Sinis. A partire del 1977, nella parte
orientale, ai piedi della collina, furono
scavati i resti di un santuario nuragico e
riportate alla luce grandi statue di
pietra. Non si può escludere che la
citazione del luogo come “oppidum” da
parte del VIDAL si riferisca a qualche
rudere di questo santuario, ancora
visibile ai suoi tempi.
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Murru zoppu,
sa roia (IGM), Sevo murru zoppu (CC), Muro
zoppu ( DM). “Sa Roia Murro zoppu” si
chiama una zona a Nord della torre de Sevo
(I.G.M. foglio 216 I SE, CC F59, F70, F71)
nella quale non è indicato nessun nuraghe.
Il DELLA MARMORA, invece, menziona un
nuraghe di questo nome. Il toponimo si
riferisce probabilmente a una
caratteristica del terreno (DES “murru” si
usa in tutta l’isola anche in senso
figurativo per vetta, sommità)
o ad una costruzione muraria (DES “murro”
log. e camp. muro = MURUS; “murru mannu”
collina vicino a Tharros).
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Nase Canna
(IGM) è chiamata una punta nella zona
“Capiais” che si protende nello Stagno di
Cabras (I.G.M. foglio 217 IV NO). Il DELLA
MARMORA menziona un nuraghe chiamato “Nasu
de Canna”. Tuttavia nella zona indicata
non si trova nessuna traccia di una simile
costruzione Il toponimo dovrebbe forse
leggere “nas’e canna” e contiene un
riferimento ad un attributo geomorfologico
della località (DES “nasu” log. e camp.
naso = NASUS; però il Wagner non
menziona nessun uso toponomastico).
Accettabile potrebbe essere anche un
collegamento con la pesca perché il luogo
fa parte della riva dello Stagno di Cabras
(“nassa” log e camp. nassa = NASSA; CSMB
16,18,30,31 “nassariu” = pescaia).
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Parizzonis
(IGM), Palarizzonis (V), Palerizzoisi (M),
Su Nuracheddu de Pala Curizzonis (DM). Il
toponimo non appare sulla mappa dell’I.G.M.,
mentre compare sulla mappa catastale del
Comune di Cabras (foglio n. 59, coordinate
57500/55700 – 8700/9900) dove indica una
zona a NE di S. Salvatore, priva però di
costruzioni antiche. La voce cabrarese
“pal’e rizzoisi” potrebbe riferirsi ad
un’alga detta anche paglia di
riccio.
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Piscina Rubia
(IGM), Sarena Rubia (V), s’Arena Rubia
(M), Pixina Arubia (CC): Il toponimo
“s’Arena Rubia” non è indicato né dalla
mappa dell’I.G.M., né in quella del
catasto cabrarese; esiste però un nuraghe
chiamato “Piscina Rubia” sulla cuspide
nord-occidentale dell’altipiano (alt. 63 m
s.l.m.), ad Ovest della strada per “Is
Aruttas” (I.G.M. foglio 216 I NE). Il
toponimo “s’Arena Rubia” non dovrebbe
riferirsi strettamente a “sabbia rossa”
come caratteristica prominente della zona
e come si potrebbe facilmente pensare,
bensì potrebbe significare anche “area
recinta” (CSMB 22 “fraicande in s’arena de
sanctu Nicola”; Atzori [9]). “Piscina”,
già documentato come toponimo nei condaghi
medioevali, significa in campidanese
“pozza d’acqua” o “pozzanghera”, ma può
riferirsi anche a certe aperture nel
suolo, come spiega lo SPANO (Voc. SGPE)
parlando di Piscinas, un villaggio nella
diocesi del Sulcis, antico oppido romano,
che assunse il suo nome odierno dal fatto
che i lavoratori della miniera de “is
arenas”, nel tracciare la strada, vi
scoprirono molte sepolture romane.
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Sa Ruda
(IGM), Sarruda (V), s’Arruda (M) è il nome
di un nuraghe situato in pianura (alt. 3 m
s.l.m.), presso la strada che porta a “Is
Aruttas”, non lontano dallo Stagno du
Cabras, tra i nuraghi “Conca Illonis” e
“Leporada” (I.G.M. foglio 217 iV NO). Il
toponimo si riferisce alla pianta chiamata
in italiano “ruta” (Ruta graveolens L.).
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S. Augustinus
(V), S. Agostino (M). Questo toponimo
appare oggi solamente sulla mappa
catastale del Comune di Cabras (F59, F60,
F61) ed è da localizzare a Est di S.
Salvatore, tra la zona “Is Procaxius” e il
nuraghe Crichidoris, cioè dove i fogli
catastali convergono. Oggi, in questa zona
non esiste più nessuna chiesa o cappella,
però non è da escludere, come nel caso di
S. Giorgio, che, lungo la strada che porta
a Tharros, sia esistita una cappella, o
una chiesetta, dedicata a questo santo.
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S. Georgius
(V), S. Giorgio (M), S. Giorgi (DM). Un
toponimo riferito a questo santo è
indicato dalla mappa catastale del Comune
di Cabras (F61), cioè nella stessa zona
tra lo Stagno di Cabras e quello di
Mistras, dove abbiamo già potuto collocare
la chiesa o la cappella di S. Agostino e
dove, oggi, non esiste più nessuna traccia
visibile. Il DELLA MARMORA (Viaggio, II,
85) segnala un nuraghe con questo nome.
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S. Salvatore
(IGM, V, M) è un piccolo paesino situato
sotto l’altipiano del Sinis, prima di
arrivare a S. Giovanni di Sinis, vendendo
da Cabras (I.G.M. foglio 216 I NE). Per la
maggior parte dell’anno le sue casette
sono disabitate, in quanto esse servono
soprattutto ai cabraresi a trascorrere qui
le domeniche estive ed i giorni di festa.
La sua importanza deriva da un santuario
sotterraneo dell’epoca paleocristiana con
strutture costruttive ancora più antiche.
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S. Saturninus
(V), S. Saturnino (M), S. Sadurru (DM, CC).
Il toponimo si riferisce ad una primitiva
chiesa dedicate al martire sardo S.
Saturnino, fabbricato oggi scomparso e del
quale è rimasto solo il nome attribuito ad
una zona indicata dalla mappa catastale di
Cabras (F39), vicino alla zona “sa
Mulargia”, lungo la strada che porta a “Is
Aruttas” (I.G.M. foglio 216 I NE). Per la
vicinanza geografica con il nuraghe “Serra
‘e Cresia” sin potrebbe presumere che il
nome di quest’ultimo facesse riferimento
ad una qualche chiesa (“cresia”).
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Serra ‘e Cresia
(IGM), Serra de gresia (V), Serre Cresia
(M), Serra de Cresia (DM) si chiama un
nuraghe situato su un’altura (alt. 60 m
s.l.m.) orientata vero lo Stagno di Cabras,
sopra la zona “Conca Illonis” (I.G.M.
foglio 217 IV NO). Il toponimo significa
“Serra della chiesa” riferendosi forse
alla vicina chiesa di S. Saturnino, oggi
scomparsa. Il DELLA MARMORA scrive che
questo nuraghe è anche chiamato “Columbus”.
Forse a questo si dovrebbe collegare
invece un altro nuraghe chiamato “Caombus”
che si trova nelle vicinanze dello Stagno
di Cabras.
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Siau Mannu
(IGM, CC) Sylanu Mannu (V), Silanu Mannu
(M) è chiamato un nuraghe situato su
un’altura (alt. 55 m s.l.m.) orientata
verso lo Stagno di Cabras (I.G.M foglio
216 I NE). Il toponimo potrebbe
significare “fontana grande” (da SILANUS =
fonte; ALESSIO G., Lexicon etymologicum
[11]). Il toponimo dovrebbe essere
identico a quello di “Pianu Mannu”, forma
corrotta, menzionato dal DELLA MARMORA.
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Sianeddu
(CC), Silaneddu (V, M). Si tratta di un
nuraghe, poco distante dal nuraghe “Siau
Mannu”, situato su un’altura (alt. 77 m
s.l.m.) orientata verso lo Stagno di
Cabras (CC F37). Il toponimo si collega a
quello di “Siau Mannu” e potrebbe
significare “fontana piccola”. Il toponimo
dovrebbe essere identico a quello di
“Pianu Nieddu”, forma corrotta, riportato
dal DELLA MARMORA.
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Signoranna
(CC), Signoragiuanna (M), Sa costa de
Signora Giuanna (DM). Come toponimo appare
oggi solo nella mappa catastale del Comune
di Cabras (F74, coordinate 59400/57600 –
9800/11000), e si riferisce ad una zona
tra “Matta tramazza” e “Matta tramontis”
nella parte meridionale del Sinis, nella
quale è segnalato anche un nuraghe
chiamato “Sannoranna”.
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Sa Tirìa
(IGM, CC, DM). Così si chiama un nuraghe
sul dorso della altura (alt. 78 m s.l.m.)
a Sud di Monti Prama (I.G.M. foglio 216 I
NE, CC F8, F15, F34). La costruzione è
menzionata solo dal DELLA MARMORA che
scrive che essa è chiamata anche con il
nome di S. Barbara. “Sa Tirìa” è chiamata
in Sardegna una specie di citiso o
ginestra spinosa ed appare frequentemente
nella toponomastica (si conoscono altri
nuraghi di questo nome a Baunei e presso
Olzai, DES).
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S’Uedda,
porto (IGM, Suedda (V), Saluedda (M) è una
punta sulla costa occidentale del Sinis,
all’estremo confine della laguna “Mari
Ermi” (I.G.M. foglio 216 I NE). Sulla
mappa dell’I.G.M. non è segnalato nessun
fabbricato in questa zona. Tuttavia il
toponimo “suedda”, preso nome diminutivo
logudorese di “sue” (scrofa), potrebbe
suggerire l’esistenza di un antico
insediamento in questo luogo. Questa
ipotesi è confortata dal fatto che la
zona, attualmente campidanese, era in
origine, e in parte ancora fino il XIX
secolo, logudorese (FELICE [12], p. 47),
o, forse meglio dire, di lingua arborense,
zona intermedia tra campidanese e
logudorese [13].
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3.
Conclusioni
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©Uwe Wienke
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Le pagine
contengono |
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Passeggiate archeologiche nel Sinis |
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