Passeggiate archeologiche nel Sinis
(Oristano, Sardegna)
I. Gli
insediamenti antichi del Sinis nella
storiografia
Indice
1.
2.
2.1
2.2
2.3
3.
Breve cenno geografico
Gli antichi insediamenti umani del
Sinis
Le notizie sugli insediamenti antiche
del Sinis
Confronto delle notizie
Esame dei singoli toponimi
Conclusioni
1.
Breve cenno geografico
Sulla geografia del Sinis esiste uno studio
molto valido di Mario PINNA [1], pertanto non
occorre spendere molte parole al riguardo.
Vorremmo tuttavia ricordare brevemente i
seguenti dati:
La penisola del Sinis si
estende in direzione Nord-Sud da Capo Mannu
fino a Capo S. Marco e, in direzione
Ovest-Est, dal Mare di Sardegna fino allo
Stagno di Cabras. Rimangono ancora due confini
da precisare meglio: uno è quello tra lo
Stagno di Cabras e il Golfo di Oristano;
l’altro è quello tra lo Stagno e il litorale
di Is Arenas. Innanzi tutto possiamo prendere
in considerazione il nuovo canale scolmatoio
che collega lo Stagno di Cabras con lo Stagno
di Màrdini. Il secondo confine si potrebbe
definire con una linea tracciata tra Paùli
Ludosu (la parte settentrionale dello Stagno
di Cabras) e il punto in cui il confine di
Riola si incontra con quella dell’exclave di
San Vero Milis, percorrendo, poi, il confine
di Narbolìa finché questo arriva in zona Is
Arenas.
Topograficamente si possono distinguere due
zone: le pianure da un parte e le alture,
formate dall’altopiano, da alcuni allineamenti
collinosi e, dall’altra, da diverse colline
singole. Come criterio distintivo tra queste
due zone useremo la loro diversa elevazione
sopra il livello del mare (s.l.m.)
considerando pianure tutte le parti del Sinis
che si elevano non oltre i 25 metri s.l.m.,
mentre le alture sono quelle caratterizzate da
una elevazione al di sopra di questa quota.
Delle alture fanno quindi parte:
1.
la penisoletta di Capo S. Marco
2.
le colline della città di Tharros
3.
l’altipiano che si trova nel
centro-meridionale della penisola e che
si eleva fino ad una quota di oltre 90
metri con una media di circa 62 metri,
4.
alcune colline
isolate come il Monte Trigu e la zona attorno
a Capo Mannu
La pianura, che si estende
soprattutto nella parte orientale e
settentrionale del Sinis, è caratterizzata
dalla presenza di numerosi stagni e paludi.
Geologicamente si distinguono tre formazioni
principali:
1.
I basalti pliocenici, che formano la
superficie dell’altipiano e le colline
del Capo S. Marco e di Tharros.
2.
L’arenaria eolica che caratterizza la
maggior parte della pianura occidentale
e settentrionale.
3.
I calcari miocenici che si riscontrano
nella parte intermedia, a Capo Mannu e
nella fascia costiera occidentale tra
Capo Sturraggia e Putzu Idu.
Inoltre, tra l’altipiano e lo Stagno di Cabras
incontriamo anche una zona di arenaria marina
quaternaria.
Morfologicamente la parte elevata della
penisola, allungandosi in direzione Sud-Nord,
si alza relativamente ripida nella sua parte
orientale dal livello dello Stagno di Cabras
fino ad un’altitudine di 80-90 metri, mentre
in direzione Ovest degrada meno aspramente
verso il mare.
2. Gli antichi insediamenti umani del
Sinis
Il
PINNA si intrattiene anche sugli
insediamenti. Il Sinis è oggi quasi privo
di insediamenti stabili, le sue poche case
servono soprattutto a scopi turistici,
come S. Giovanni, S. Salvatore e i nuovi
villaggi turistici. Ma nell’antichità, e
forse fino al Medioevo, questa penisola
ospitava un notevole numero di
insediamenti, successivamente caduti in
abbandono. Attorno allo Stagno di Cabras,
già nel neolitico, esistevano diversi
centri rurali (Conca Illonis, Cuccuru is
Arrius, Serra is Aràus). Di una fitta
situazione abitativa e di un intenso
sfruttamento economico del Sinis in epoca
nuragica, testimoniano i resti di circa
settanta nuraghi che si sono conservato
fino ad oggi. Con la fondazione della
città di Tharros da parte dei cartaginesi,
pare che la penisola abbia acquistato pian
piano la funzione dell’hinterland di un
centro portuale e commerciale assai
importante. Una funzione simile la
possiamo presumere anche per tutta l’epoca
romana finché la città di Tharros, ormai
trasformata in un centro provinciale,
visse. Possiamo anche immaginarci un
Sinis cosparso di numerose villae, con
campi e orti ben coltivati e con pascoli
sulle alture basaltiche. Però ancora non
abbiamo acquisito prove valide che ci
confermano un simile quadro.
Lo scopo di questo breve studio è
raccogliere le più importanti notizie
storiche sugli insediamenti del Sinis,
veri o presunti, e di esaminarle con
l’obiettivo di poter:
-
individuare i relativi siti
-
stabilire il tipo di insediamento e
-
vedere in quale misura un insediamento o
una costruzione possa essere deducibile
partendo dal significato dei loro toponimi.
2.1 Le notizie sugli insediamenti antichi
del Sinis
Come
base di studio abbiamo preso in
considerazione le notizie fornite dai
seguenti autori (vedi
piantina 1):
-
SALVADORE VIDAL [2]
- ANTONIUS FELIX MATTHEI [3]
- ALBERTO DELLA MARMORA [4]
Le loro indicazioni
relative a insediamenti antichi del Sinis
le abbiamo confrontate con i toponimi
forniti da due fonti moderne:
- la mappa 1:25.000 dell’Istituto
Geografico Militare (I.G.M.) e
-
la mappa catastale del Comune di Cabras.
Salvatore Vidal (Maracalagonis 1575 – Roma
1647), teologo e predicatore degli
Osservanti è uno dei primi scrittori del
passato che citano il Sinis. Egli scrive
nel suo “Clypeus Aureus excellentiae
calaritanae”:
“In saltibus Sinis, quos
Regium Patrimonium, in suo Registro, vocat
>los saltos de majordomo< ….. vallatum est
totum saltuum horum spatium stagnis, et
mari; cuius ambitus, et circuitus 30 mil.
pass. continet. Alia civitas non procul a
Tarro, etsi parvula, sita erat in portu S.
Marci : eiusdem nominis. Alia S. Agostini,
cuius Ecclesia stat adhuc. Civitas Sancti
Salvatoris, cuius Ecclesia adhuc manet,
subterranea, sanctuarij praefarens formam,
in superficie moenia pervisuntur et
clausura; insignis quidam Monasterij,
indices oppia haec. Domu de Cubas, villa
Sancti Georgij, cuius adhuc perstat
templum: op S. Saturnini, stat templum :
Figus de cara, Matta, inter montes:
Corrigas: Funtana Meyga: Matta tremazu:
Matacana: Mari erministras: Nuraqui
Barrilis: Sylanu Mannu: Silaneddu: Serra e
gresia: iuanni nieddu: Banis de Corruda:
Figus de cara manna: Figu de cara pittia:
Sarga manna: Sargui Gueddu: Sarena rubia:
Margini russu: Sacanna: Su lurdagu de su
Moru: Leporada: Sarruda: Palarizzonis:
Quequidori: Gaudera: Montigu de prama:
Grissanti: su fradi Menori: Benas Salsas:
Maymoni: Suedda: Sarquitu: In his cunctis
oppidis et urbibus structureque diversae
extant”.
Un altro
elenco delle località del Sinis lo
conosciamo per merito di Antonio Felice
Mattei, frate minorita, il quale scrisse
nel ‘700 una storiografia delle diocesi e
dei vescovi sardi. Egli menziona, forse
per conoscenza dell’opera vidaliana, 44
luoghi attribuendoli alla città di Tharros:
"Caden, San Marco, Sant’Agostino,
San Salvatore, Domu de Cuba, San Giorgio,
San Saturnino, Figus de Cara, Matta de
monti, Corrigas, Funtana Meiga, Matte
tramazzu, Matte Canne, Mari Mistras,
Nurachi Barrilis, Nurachi Bischi, Silanu
Mannu, Silaneddu, Serre Cresia, Giuanni
Nieddu, Baingia Corruda, Figius de Cara
manna, Figus de cara pittia, S’Arguedda,
s’Argamanna, S’arena Rubia, Margini Russu,
Sa Canna, Su lurdaghe su moru, Leporada,
S’Arruda, Palerizzoisi, Cherchidoris,
Guadera, Montigu palma, Ghrisanti, Fradi
minori, Banasalsas, Maimoin, Saluedda, s’Archittu,
Signoragiuanna, Baingia Corruda,
Concailoin”.
ALBERTO
DELLA MARMORA parla, oltre che delle
chiese di S. Giovanni e di S. Salvatore,
di 25 nuraghi del Sinis (il suo elenco ne
contiene però 27) dei quali riporta i
seguenti nomi:
"Angela
Corruda, S. Giorgi, S. Barbara o sa Tirìa,
Matta de tres montes, Matte de Trancozzu,
Pianu mannu, Pianeddu, Monti de Mesu,
Cheridoris, Figu de Cara, Cani a porcu,
Porcu a cani, Canavadosu, Matta de canna,
Nasu de Canna, S. Sadurru, S’Argana, Sa
Costa de Signora Giuanna, Sa Rochita,
Capialis, Serra de Cresia detta anche
Columbus, Sa costa de su Forru, Matta
Suescia, Murru zoppu, Su nuracheddu de
Pala Curizzonis, Sa Canudera, Pala de
Margiani”.
Al DELLA MARMORA dobbiamo
anche la prima mappa del Sinis (Tav. VIII,
fig. 6 del supplemento alla seconda
edizione della “Voyage en Sardaigne” del
1849) nella quale figurano 28 nuraghi,
cinque dei quali si trovano nell’odierno
territorio di San Vero Milis (vedi
piantina 2).
Notizie supplementari sugli
insediamenti del Sinis vengono fornite
anche dal “Dizionario geografico-storico,
statistico, commerciale di Goffredo
CASALIS [5]
. Egli scrive:
“Nel
Sinnis erano in altri tempi gran numero di
chiese, ora non ne stanno che due, l’altre
già cadute o disfatte; e sono queste, una
dedicata a S. Giovanni antico edifizio a
tre navate con poche colonne, il quale fu
non a guari ristorato; l’altra denominata
dal Salvatore fabbricossi sopra alcune
camere sotterranee scoperta a caso, che
per certa mensa formata da due lapidi
verticali con altra orizzontale, e sopravi
un simulacro tarlato creduto rappresentare
il Salvatore, fu stimata una chiesa.
Quindi a breve intervallo sono alcuni
ruderi detti Sa domo de Cubas, che la
tradizione riferisce ad uno stabilimento
dei benedettini”.
Poi
segue [6], ovviamente riferendosi alla
notizia di DELLA MARMORA: “Nel Sinnis
sono a potersi riguardare 25 di quelle
costruzioni ciclopee che sono dette
norachi: essi trovansi uno dall’altro
distante circa un quarto d’ora, e in tanto
correre di tempi così patirono, che non ti
verrà fatto di trovarne un solo perfetto.
Con tutto questo meritano alcun’attenzione
tra i quali quello che sorge presso S.
Salvatore, e distinguesi col nome di Figu
de cara, nelle cui volta pretendesi sia
inserito un anello
di non so che metallo”.
2.2 Confronto delle notizie
Abbiamo
confrontato gli elenchi del VIDAL e del
MATTEI, dapprima l’uno con l’altro, poi
ambedue insieme a un elenco tratto dalla
mappa in scala 1:25.000 dell’I.G.M. (vedi
“Elenco delle località storiche del Sinis”).
Questo semplice confronto sinottico
evidenzia facilmente che i due elenchi non
concordano del tutto, sia per il numero
delle località menzionate, sia per la
grafia dei toponimi.
Il
VIDAL ricorda 39 luoghi, mentre dal MATTEI
se ne contano 44. Negli elenchi alcuni
toponimi appaiono più volte. Dal VIDAL e
dal MATTEI il toponimo “Figus de Cara”
appare ben tre volte: una volta in questa
forma e in più con l’aggettivo “manna” e “pittia”.
Oggi si conoscono invece solo i nuraghi
“Figus de Cara mannu” e “Figus de Cara
pittiu”. MATTEI cita due volte anche un
altro toponimo, cioè “Baingia Corruda”.
Inoltre, egli menziona alcuni luoghi che
non fanno parte dell’elenco di VIDAL (Caden,
i nuraghi Bischi, Signoragiuanna,
Concailoin). Alcuni luoghi, menzionati sia
dal VIDAL che dal MATTEI, non appaiono
nella mappa dell’I.G.M. e in quella del
catasto di Cabras (Domus de Cuba, S.
Giorgio, s’Argamanna, s’Arguedda, Fradi
minori, Banasalsas).
Non mancano errori di
interpretazione e di trascrizione, per
esempio: “Mare erministras” del VIDAL
viene più correttamente chiamato da MATTEI
“Mari mistras”, però esiste nel Sinis
anche uno stagno chiamato “Mari Ermi”.
Pertanto rimane il dubbio a quale degli
stagni si riferisce questo toponimo.
Annotiamo subito che in
tanti luoghi menzionati dal VIDAL e dal
MATTEI non si trovano oggi tracce di
antichi fabbricati.
Nell’elenco
del DELLA MARMORA sorprende la grafia di
alcuni toponimi che si differenzia molto
da quella usata dal VIDAL, dal MATTEI e
dalla grafia sulle mappe dell’I.G.M.
Riportiamo alcuni esempi:
“Matta
de tres monte” invece di “Matta
intermontes”
“Cheridoris” invece di “Crichidoris”
“Pala Curizzonis” invece di
“Palarizzonis”
La
maggior parte delle differenze di grafia
la vorremmo attribuire ad errori di
trascrizione come possiamo riscontrare nel
caso dei nuraghi “Siaumannu” e “Sianieddu”
che vengono chiamati nell’opera del DELLA
MARMORA “Pianu mannu” e “pianeddu”. Tre
toponimi non trovano corrispondenza nelle
altre fonti e nelle mappe odierne.
“Cani a Porcu”
“Sa Rochitta”
“Pala de Margiani”
Per facilitare il nostro
raffronto tra le varie fonti abbiamo steso
un elenco sinottico in cui sono riportati
tutti toponimi del VIDAL e del MATTEI, con
i relativi nomi come appaiono oggi sulle
mappe dell’I.G.M. e del catasto del Comune
di Cabras. Abbiamo inoltre abbinato al
nostro studio una piantina che mostra i
siti menzionati dal VIDAL e dal MATTEI.
Il
DELLA MARMORA ci fornisce anche una
piccola carta del Sinis contenuta
nell’Atlante che accompagna il “Viaggio in
Sardegna (Tav. VIII, fig. 6 in scala
1:250.000) sulla quale cartina abbiamo da
fare alcune osservazioni:
La mappa mostra tre nuraghi
a Capo S. Marco, dove oggi è conosciuto
solo il nuraghe “Baboi Cabitza”, non
menzionato dall’autore.
Altri
tre nuraghi formano una catena lungo la
costa di “Funtana medica” e “sa Costa de
su Forru” ai quali si potrebbero
attribuire i nomi “sa Costa de su Forru”,
“Monti e Mesu” e “Murru zoppu”. Le mappe
odierne dell’I.G.M. indicano in questo
punto del Sinis solo il nuraghe “Giuanni
Nieddu”.
Tra S. Salvatore e Conca
Illonis la mappa indica tre altri nuraghi
in pianura. Le mappe odierne offrono nella
medesima zona tre nomi: “Leporada”, “sa
Ruda” e “Conca Illonis” che non appaiono
nel elenco del DELLA MARMORA il quale
offre però i nomi “Pala Currizzonis”, “sa
Canudera” e, forse, “S. Sadurru” che sono
collocabili in questa parte del Sinis.
Tre altri nuraghi sono
indicati nella parte settentrionale
dell’altipiano. Due di essi possono essere
identificati con “Canavadosu”, “sa Tirìa”.
Il terzo di essi non è identificabile, a
meno che non si voglia leggere
“s’Archittu” (de Procu) al posto di “sa
Rocchita”.