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ARCHITETTURA
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Architettura
bioclimatica
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- di
Uwe Wienke
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- L'architettura
bioclimatica può essere definita come un'alternativa
a quell'architettura che, indipendentemente dalle
condizioni climatiche locali, produce edifici il cui
comfort climatico interno deve essere mantenuto nel
corso di tutto l'anno da impianti di condizionamento
e dall'illuminazione artificiale. Questi edifici
consumano enormi quantità di energia e quindi
contribuiscono notevolmente all'inquinamento
atmosferico. La loro diffusione è mondiale ed è
stata finora agevolata dal basso costo del petrolio.
Esempi li troviamo a Chicago come a Berlino, a Rio
di Janeiro come a Hong Kong, a Tokyo come a Nairobi.
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- L'obiettivo
dell'architettura
bioclimatica è invece la costruzione
di edifici progettati in rapporto al clima locale,
che sfruttano al massimo gli apporti naturali di
energia, il sole e i venti, per la climatizzazione e
che consumano un minimo di energia esterna.
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- Il
"bio" nella parola
"bioclimatica" vuole esprimere che
questa architettura offre ambienti costruiti
che soddisfano le esigenze fisiologiche degli
occupanti. Il "bio" è totalmente
superfluo perché ogni edificio destinato alla permanenza di
persone deve essere progettato in riguardo a queste
esigenze.
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- Costruire
edifici in rapporto alle condizioni climatiche
locali non è nuovo ed era una buona consuetudine
del passato, quando l'energia non era a buon
mercato. Gli edifici tradizionali di tutto il mondo
sono costruiti in rapporto al clima locale e questo
fatto ha portato allo sviluppo delle specifiche
espressioni architettoniche locali.
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- Nelle
regioni con climi molto freddi le case tradizionali
sono normalmente basse, spesso mezzo interrate e
sorgono in luoghi riparati e ben soleggiati. Un
esempio sono le case dei vichinghi in Islanda,
interrate su tre lati - solo quello orientato a sud
era visibile - e spesso con tetti appesantiti da uno
strato di terra. Erano quindi termicamente ben isolate e non permettevano ai venti freddi di
penetrare all'interno.
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- Nelle
regioni con climi caldi e umidi, come in Polinesia,
è invece richiesta una ampia ventilazione, le case
sono aperte su tutti i lati e i grandi tetti le
proteggono dalle forti piogge stagionali.
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- Come
classici esempi di architettura bioclimatica vengono
spesso citate le torri del vento dell'Iran e del
Pakistan, regioni caratterizzate da un clima caldo e
secco. In queste condizioni climatiche l'edificio
deve proteggere gli abitanti dal sole e dalle
tempeste di sabbia e permettere il raffrescamento
degli interni, ciò che avviene in queste torri
tramite un sofisticato sistema di aperture di
ventilazione.
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- Anche
in Italia si conoscono delle tipologie
architettoniche in cui il rapporto con il clima
locale è evidente: il Trullo in Puglia e il Dammuso
sull'isola di Pantelleria. Entrambi sono
caratterizzati da muri molto spessi e aperture
minuscole per creare, all'interno, delle condizioni
climatiche equilibrate. Nelle Alpi, le case
tradizionali costruite in legno o pietra sembrano
incollate sui pendii meridionali delle montagne,
riparate dai venti freddi ed esposte al sole. Le
finestre sono orientate verso Sud e sulle falde dei
tetti in inverno può accumularsi la neve che forma
un ulteriore cuscinetto termoisolante.
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- Costruire
in base alle condizioni climatiche locali è quindi
un uso molto antico in quanto costituisce la più
elementare misura di risparmio energetico.
L'architettura bioclimatica
ripropone questo concetto edilizio
convalidato da esperienze millenarie. Prima di
ricorrere ad altre fonti energetiche, un edificio
bioclimatico sfrutta al massimo possibile gli
apporti solari in maniera "passiva",
cioè senza l'impiego di particolari impianti
tecnologici. Ispirandosi a modelli realizzati nei
climi freddi del Nordeuropa e del Canada, molti architetti
pensano che un edificio solare deve essere concepito come
una "trappola solare"; avere grandi finestre e
vetrate esposte al sole. Questo
concetto comporta però spesso surriscaldamenti -
non solo in estate, ma anche in primavera ed in autunno.
Occorrono pertanto sistemi di ombreggiatura e di
ventilazione, se si vuole evitare l'uso
climatizzatori. Più importanti sono invece un efficace isolamento termico
che rende
minime in inverno le perdite di calore ed elementi pesanti
in grado di accumulare calore.
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- Il
grande problema dell'architettura bioclimatica è
dato dal fatto che le forze che essa intende
sfruttare - il sole e il vento - non sono
costanti nel tempo e quindi occorrono sistemi
ausiliari per quei
periodi in cui le energie naturali sono
insufficienti.
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- Ulteriore
energia viene fornita a questi edifici mediante
sistemi solari "attivi": collettori solari
convertono la radiazione solare in calore (acqua e
aria calda) e pannelli fotovoltaici producono, per
effetto fotoelettrico, energia elettrica. L'acqua
calda può essere usata come acqua sanitaria o
servire per il riscaldamento o il raffrescamento dei
locali. In luoghi ventosi l'energia elettrica può
essere prodotta
anche tramite generatori eolici. Negli
edifici solari vengono normalmente applicati sia i
sistemi passivi che quelli attivi e quindi si tratta
di sistemi ibridi. Molti esempi recenti di
architettura bioclimatica sono contenuti nel volume
"Solar Energy" di Thomas Herzog
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Herzog,
Thomas, Solar Energy in Architecture and Urban
Planning, Munich/New York, 1996
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- Le
pagine di
- Luciana
Serra & Uwe Wienke
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www.miniwatt.it
è un
servizio d'informazione
online dedicato interamente
all'energia, al risparmio energetico,
all'efficienza energetica degli edifici e alle
relative tecnologie. |
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