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Le
pagine di Luciana
Serra e Uwe Wienke
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La storia di Santa
Croce di Monte Bagnolo, Perugia
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III.
La
lettura delle strutture architettoniche
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- Nel
corso dei secoli le strutture edilizie di Santa Croce hanno
subito varie trasformazioni che spesso rendono difficile la
loro lettura.
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- L'intervento
più incisivo è stato la trasformazione della chiesa in casa
padronale, avvenuta dopo l'esproprio nel 1869 e il consecutivo
passaggio del bene in mani private. Non si conosce la data
esatta dell'intervento, ma questo dovrebbe essere avvenuto
dopo il 1883, in quanto nelle visite pastorali di quell'anno
si parla ancora di una chiesa ormai non più officiata.
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- La
trasformazione in casa padronale ha portato alla demolizione
della quarta campata della chiesa, dell'abside e delle volte
che coprivano le cappelle laterali. Nelle strutture restanti
della chiesa sono stati inseriti dei solai per realizzare due
piani: un primo piano ad uso abitativo e un piano inferiore ad
uso agricolo (stalle, locale frantoio, ecc.).
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- Nel
XX secolo sono stati operati altri interventi che hanno
interessato gli altri fabbricati in cui sono stati inseriti
diversi alloggi per i lavoratori agricoli. Negli anni '50
abitavano a Santa Croce sette famiglie e un fabbro vi aveva la
sua officina.
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La chiesa
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- La
chiesa di S. Croce aveva una pianta a croce ed era composta di
una navata a quattro campate, quattro cappelle, due cappelle a
ciascun lato, e un'abside rettangolare. La
navata, con asse longitudinale in direzione Est-Ovest, era
coperta da un tetto a due falde che poggia ancora su archi
trasversali costruiti in mattoni.
Questi archi sono probabilmente attribuibili agli interventi
di consolidamento eseguiti alla fine del ‘400 da parte della
famiglia Tei. Le quattro cappelle laterali erano
coperte da volte a crociera e si affacciavano verso la navata
con aperture ad arco.
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- Le
campate della navata avevano una pianta rettangolare, tre
avevano le dimensioni di circa 4 per 8 metri, una, la più
orientale, misurava circa 5 metri per 8. Le cappelle laterali
non erano di uguale dimensione: due si esse (A1 e B1)
misuravano circa 4 x 4 m., mentre le altre due (A2 e B2) circa
4 x 5 m.
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Dell'antica chiesa si sono conservate fino ad oggi solo tre
campate della navata, cioè l'odierno corpo C, e i corpi con le
cappelle laterali.
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- Il
corpo C e i corpi delle cappelle A2 e B2 racchiudono, a forma
di U, uno spazio esterno, sul quale sorgeva la quarta campata.
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Degli archi costruiti in mattoni ne sono rimasti solo tre
trasversali che reggono il tetto, e tre delle cappelle
laterali.
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Delle volte sono rimaste solo poche tracce, nella maggior
parte si tratta di mensole d'appoggio.
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- Nicchia nel corpo
della chiesa
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Fregio nel corpo della
chiesa |
- Dalla
lettura delle strutture architettoniche si evince che le
cappelle laterali non sono state costruite contemporaneamente.
Si ha l'impressione che il progetto
originario della chiesa prevedesse solo un’unica cappella su
ciascuno dei due lati corrispondenti a quelli segnati nella
pianta (fig. ) con A1 e B1. Questo progetto è quindi stato
modificato aggiungendovi una seconda cappella per lato
(A2 e B2).
- Questa
variante del progetto, probabilmente già avvenuta nel corso
dei primi lavori, è dimostrata dal
fatto che la muratura delle cappelle non è collegata. Tra le
cappelle di ogni lato esiste una giunta per tutta
l'altezza dei muri.
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La chiesa, così come appare nella descrizione del 1728, è solo
uno dei tanti stadi
della sua evoluzione architettonica. Gli archi trasversali e
quelli tra la navata centrale e le cappelle laterali, tutti
costruiti in mattoni, furono inseriti probabilmente verso la
fine del 1400, e sono attribuibili agli interventi di
consolidamento intrapresi dal priore Eusebio Tei. Allo stesso
intervento si dovrebbero attribuire anche le volte a crociera
che coprivano le quattro cappelle laterali. Gli archi e le
volte in mattoni dovevano consolidare la vecchia struttura
formata da muri in pietra squadrata e subsquadrata dello
spessore di cm. 65-70, muniti di grossi contrafforti
rettangolari sporgenti verso l'esterno, di cui oggi ne
rimangono solo quattro. Questi muri e contrafforti sono le
strutture più antiche della chiesa che si sono conservate fino
ad oggi.
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Tenendo presente il fatto che gli archi trasversali
furono inseriti circa alla
fine del secolo XV, si potrebbe pensare ad una chiesa
originale a navata unica coperta da un tetto sostenuto da
capriate, cioè ad una forma realizzata spesso dagli ordini
riformatori italiani (Vallombrosi e Camaldolesi) nell'XI e nel
XII secolo
[40].
Poi, con l'inserimento degli archi trasversali, la chiesa
assume una forma tipica dell'architettura cistercense,
realizzata inizialmente non nelle chiese stesse, ma nelle
grandi sale dei conventi.
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- L'unico dipinto
murale è rimasto nel triangolo sotto il tetto
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Successivamente, questo tipo di costruzione fu adottato dagli
Ordini mendicanti anche per le chiese, ciò è dimostrato da
esempi come le chiese di S. Francesco a Piediluco e a S.
Gemini, ambedue risalenti alla prima metà del secolo XIV, o
come S. Maria di Monteluce a Perugia (seconda metà del secolo
XIII).
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- Una
chiesa consimile, cioè a navata unica, è quella di S. Michele
Arcangelo sull'Isola Maggiore del lago Trasimeno, databile
intorno all'anno 1291. Anche questa chiesa ha una sola navata,
un'abside quadrata, coperta da una volta a croce, e
contrafforti laterali sporgenti verso l'esterno [41].
Considerando che la chiesa di S. Croce di Monte Bagnolo
è stata menzionata in una
bolla di Gregorio IX del 1231, vorremmo attribuire i suoi muri
esterni e contrafforti, costruiti in pietra, alla fine del XII
- inizio XIII secolo.
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L'orientamento
della chiesa
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- L'asse
longitudinale della chiesa diverge dall'Est astronomico per
18° 45’ (angolo
a)
verso Nord, corrispondente ad un angolo azimutale di 251,15°.
L'angolo azimutale corrisponde all’incirca a quello in cui il
sole sorge il 15 agosto (Festa dell’Assunzione) calendario
attuale gregoriano, orario legale valida per Italia). Si
ipotizza, che la fondazione della chiesa avvenne circa mille
anni fa e che la direzione Est sia stata determinata
osservando il punto in cui sorgeva il sole. La consuetudine di
determinare l'Est osservando il punto del sorgere del sole al
giorno della fondazione è molto antica. La conosciamo anche
dalle fondazioni delle colonie romane.
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- Si
deve però considerare che l’attuale 15 agosto non corrisponde
a quello di mille anni fa. Nel 1582 il calendario è stato
riformato per ordine di papa Gregorio XIII, perché quello
vecchio giuliano, impiantato nel 45 a.C., era in difetto di
10-11 giorni rispetto all’equinozio (l’errore medio annuale è
di 0,006757 giorni). Per correggere l’errore, nel 1582, sono
stati cancellati 10 giorni facendo seguire al giovedì 4
ottobre il venerdì 15 ottobre.
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- Il
15 agosto odierno non corrisponde perciò al 15 agosto
dell’anno 1000, bensì al 10 agosto di quell’anno che è la
festa di San Lorenzo, patrono di Perugia. In quel giorno il
sole sorgeva a Perugia alle ore 6 e 20 minuti. L’angolo
azimutale del punto in cui sorgeva il sole nell’anno 1000 è di
250,5°. È quindi probabile che la fondazione della chiesa di
Santa Croce di M.B. sia avvenuta in quel giorno.
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- L’ipotesi
trova una conferma nel fatto che l’orientamento di Santa Croce
di M.B. è lo stesso della chiesa di San Lorenzo della Rabatta,
circa un chilometro distante da Santa Croce. Il 10 agosto del
1000 (Calendario Giuliano) corrisponde al 15 agosto del 2000
(Calendario Giuliano).
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- Oggi
(2000) il sole sorge in asse della chiesa di Santa Croce circa
il 1 agosto che sarebbe il 7 agosto nell’anno 1000, ma il
punto dell’effettivo in cui sorge non è osservabile a causa di
alberi. Il sole diventa visibile solo quando si trova già a
5,5° sopra l’orizzonte e ad un angolo azimutale di 250,5°. Non
si conoscono gli elementi, per esempio alti alberi, che, mille
anni fa, hanno ostacolato la vista da Santa Croce di M.B. (e
da San Lorenzo della Rabatta) verso Est e l’osservazione del
sorgere del sole. Resta perciò un’incertezza.
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Il 15 agosto (10 agosto calendario giuliano) il solo
si leva alle ore 6.15. L’azimut è di circa 250° (270 –
18°45’ = 251°15’)
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La casa
padronale
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La casa padronale è stata realizzata utilizzando il corpo
dell’antica chiesa. In occasione della sua costruzione fu
demolito però la parte orientale della chiesa con l’abside,
probabilmente perché era fatiscente. Così davanti la casa fu
creato uno spiazzo racchiuso tra i corpi delle cappelle A2 e
B2. La facciata principale della casa padronale, in cui è
stata trasformata
la chiesa di Santa Croce, è quella orientale.
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- Dallo
spiazzo su cui sorgeva la quarta campata e l'abside della
chiesa si accede al primo piano, cioè al piano abitativo della
casa, tramite una scalinata a due rampe.
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- La
porta d'ingresso della casa posta al centro della facciata, è
quella che è stata conferita alla chiesa dopo il passaggio al
Seminario e che il proprietario della casa padronale ha voluto
conservare. La porta possiede una cornice in travertino con
arco a tutto sesto e due mensole laterali su cui poggiava
l'architrave con l'iscrizione commemorativa, oggi usato come
soglia.
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- A
destra e a sinistra della porta si trovano due finestre
rettangolari con architravi in travertino. Sopra la porta, nel
frontone, vi è una piccola finestra circolare anch'essa ornata
da una cornice in travertino.
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- Il
piano terra è accessibile tramite un piccolo vano sotto la
scalinata e riceve luce da due finestre rettangolari.
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- Nel
muro esterno del corpo A, che si affaccia verso lo spiazzo
davanti alla chiesa, è inserita una lapide in travertino sulla
quale viene raffigurata, in stile araldico, una croce su una
montagna, mentre nella facciata relativa al corpo B si
intravede la sagoma di un arco in mattoni.
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- Nel
muro esterno del corpo B è stato riportato alla luce uno degli
archi inseriti tra la navata e la cappella B2.
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- Sul lato
meridionale della casa padronale, al primo piano, si
affacciano, verso il cortile, due finestre inserite nelle
aperture dei finestroni tamponati della chiesa che una volta
erano ad arco a tutto sesto in mattoni. Nella facciata
settentrionale della chiesa non vi sono aperture di sorta.
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- Il
piano abitativo della casa padronale era diviso da muri
trasversali in tre locali corrispondenti all'incirca alle tre
navate della chiesa. Nel corpo A, un locale del primo piano
era attrezzato a cucina con un caminetto rustico e un
lavandino costruito in mattoni e chiuso in un armadio a due
ante, incassato nella parete di fronte al camino. I locali al
piano terra dei corpi A e B sono stati usati invece come
stalle e cantine.
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I
fabbricati attigui alla chiesa
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Il corpo
B
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- Come
corpo B è definito il corpo che si estende sulla parte
settentrionale del complesso lungo la strada vicinale. Questo
corpo a due piani è formato dalle due cappelle laterali (B1 e
B2) della chiesa, e altri vani che sono stati aggiunti in vari
periodi. La mappa del Catasto Gregoriano mostra che, nel 1820,
questo corpo non aveva ancora raggiunto la sua forma attuale,
in quanto tra le cappelle e quella parte della 'Casa colonica
con corte" (n. 361) in cui si trovava la scala, esisteva
ancora un'area libera sulla quale si affacciava il muro
esterno della chiesa rinforzato da un contrafforte.
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Il corpo
D
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Attiguo al corpo della chiesa, sul lato Ovest, si estende, in
direzione Nord-Sud, un fabbricato già presente sulla mappa del
Catasto Gregoriano, distinta con il n. 361, che comprende gli
attuali corpi D, E e una parte del corpo B. In origine, questo
fabbricato conteneva la parte abitativa del convento con il
refettorio e locali di servizio al piano terra e le celle dei
monaci al piano superiore.
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- Dopo
la soppressione del monastero, questa parte del complesso è
stata adibita ad uso colonico e subì, in questa funzione,
tante modifiche strutturali.
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- Come
si è potuto rilevare da alcuni fori nel muro, al primo piano
dava accesso una scala esterna situata nella parte più
settentrionale del fabbricato. Sembra che più tardi questa
scala sia stata incorporata in un vano aggiuntivo che faceva
parte della casa n. 361 del Catasto Gregoriano.
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- Questa
scala fu demolita e sostituita con quella che oggi si trova
sul lato occidentale del corpo D.
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- Il
corpo D di Santa Croce è stato definito in rapporto alla sua
formazione più recente. Secondo l'inventario del 1728, al
piano terra c'era una volta l'antico refettorio, poi diviso in
due vani adibiti a stalla e a magazzino. L'asse del muro
divisorio corrisponde più o meno all'asse centrale della
chiesa e può essere stato costruito solo dopo la chiusura
dell'antico portale della chiesa, dunque solo dopo il 1565.
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- Dal
vano al piano terra si accedeva una volta all'orto tramite una
porta costruita nel 1647 (come vedremo più avanti) e chiusa
quando fu costruita la scala esterna sul davanti.
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- Al
primo piano del corpo D si trovano una cucina con un grande
camino e una camera. I muri del corpo D dimostrano
innumerevoli modificazioni consistenti, nella maggior parte,
nell'apertura e nella chiusura di porte e finestre.
Abbassamenti dei pavimenti sono testimoniati da fondazioni
costruite in mattoni sotto i vecchi muri di pietra.
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- Il
quadro che si presenta oggi è molto confuso e rende
impossibile una ricostruzione valida degli stati precedenti.
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Il
corpo E
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- L'antico
fabbricato monasteriale continua con il corpo E, attiguo al
corpo D. Nel 1728 si trovavano al piano terra una saletta con
caminetto e due ambienti adibiti a cantina.
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- I
corpo E conserva ancora, al piano terra, una fila di cinque
archi che poggiano su pilastrini rettangolari. Gli archi
segnano l'asse centrale del corpo e sono stati inseriti nel
corso di una ristrutturazione del 1647 a sostegno delle travi
che reggono il solaio. Queste travi, di enormi dimensioni,
poggiano su mensole sporgenti dai muri e devono essere molto
antiche.
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- La fila di archi
appoggiati su pilastrini rettangolari
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- L'inserimento
degli archi ha portato alla chiusura delle porte che si
trovavano nell'asse centrale dell'edificio e all'apertura di
altre.
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- Alla
ristrutturazione del 1647 sono attribuibili anche altri
interventi: una nuova porta d'ingresso dalla parte del
chiostro, una grande apertura ad arco verso il corpo D (già
refettorio) e la porta, già menzionata, che collegava il vano
dell’antico refettorio con l'orto.
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L'intervento del 1647 è ricordato da una targa inserita nella
facciata al di sopra dell'ingresso.
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Secondo l'inventario del 1728, al primo piano dell'edificio vi
erano delle piccole camere, già celle dei monaci, e una stanza
usata come cucina.
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Purtroppo, il primo piano del corpo E, è stato completamente
trasformato e non sono più visibili i segni dell'antica
divisione.
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- Sul
lato Sud il corpo viene chiuso da un muro di notevole spessore
ed è a scarpa fino all'altezza del primo piano.
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- Nel
1947 il corpo E è stato ampliato verso Sud creando un vano
supplementare per piano. Questo intervento ha portato alla
chiusura delle finestre che si trovavano nel vecchio muro.
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Il corpo
F
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- Il
fabbricato definito come corpo F non figura ancora nella mappa
catastale del 1728, esso appare per la prima volta in quella
del 1819 essendo parte della già citata "casa colonica con
corte" (CG n. 361).
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- Il
corpo F riunisce fabbricati di varie epoche. La parte più
antica è quella più occidentale che era collegata al corpo E,
cioè alle cantine menzionate nell'inventario del 1728. Questo
edificio, di modeste dimensioni (3 x 6 metri), era unito al
corpo E, e aveva, come quello, due piani. Al piano terra c'era
un portone che lo rendeva accessibile dalla strada che passava
davanti e un uscio verso il chiostro. Una grande finestra si
apriva verso nord.
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- Di
seguito è stato aggiunto, sul lato orientale, un edificio,
forse a un piano solo, costruito tra due muri già esistenti,
ambedue costruiti a scarpa. Probabilmente tra questi muri si
estendeva un cortile che aveva anche un portone verso Est. Uno
di questi muri era quello che recintava il chiostro sul lato
meridionale. La superficie occupata da questo edificio era di
circa 6 x 11 metri. La sua edificazione dovrebbe risalire alla
fine del 1700 - inizio 1800, periodo in cui si svolsero altri
lavori edili a S. Croce.
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- Questo
corpo aggiuntivo è stato rialzato creando un edificio a due
piani con le stalle al piano inferiore e una abitazione a
quello superiore che era accessibile da una scala esterna
costruita sul lato Est. La costruzione della scala rendeva
necessaria la chiusura del portone preesistente in questo muro.
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- Un
ulteriore ampliamento, che ha dato al corpo F la sua attuale
forma, è avvenuto nella seconda metà del XIX secolo e appare
su un aggiornamento della mappa del Catasto Gregoriano.
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- Si
tratta di un fabbricato a due piani con un tetto a padiglione
che contiene un solo locale per piano. Attiguo a questo
fabbricato era un forno, demolito solo qualche decennio fa.
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Il corpo G
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- Il
corpo G figura per la prima volta nella mappa del Catasto
Gregoriano del 1819 come casa colonica con corte (CG n. 360).
Questa mappa mostra due edifici separati da un cortile
intermedio. Uno di questi edifici, delle dimensioni di circa 7
x 16 metri, incorporava una piccola stalla presente già nel
1728. L'altro edificio aveva le dimensioni di circa 6 x 6
metri.
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- Oggi
il corpo G si estende su una superficie di 7 x 21 metri e ha
due piani. Il piano superiore è accessibile tramite una scala
esterna posta sul lato Sud.
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Sembra che il fabbricato del corpo G si sviluppi lungo il muro
che recintava l'orto retrostante del monastero e abbia avuto
originariamente un solo piano. Nel muro verso l'orto si vede
ancora un'apertura tamponata per il portone, costruita in
mattoni, che una volta dava accesso a un cortile.
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-
Il
chiostro
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- Nell'angolo
formato dal corpo E e la chiesa era racchiuso l'antico
chiostro, cioè l'odierno cortile. L'area del chiostro è stata
completamente distrutta da interventi del secolo XX
(costruzione di una cisterna e altro). Non si è conservato
niente altro oltre al pozzo. La costruzione del pozzo,
considerata la bella muratura in pietra, dovrebbe risalire
all'epoca della fondazione del monastero. Ha una profondità di
m. 18,50 e la sua parte inferiore, a forma cilindrica, ha un
diametro interno di m. 1,60. Il tamburo, del diametro interno
di m. 1,00, posa su archetti in mattoni e mensole di pietra.
Prima della recente ristrutturazione il tamburo del pozzo,
privo di ogni apparente rivestimento, era demolito e interrato
sotto il livello del suolo.
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- È però
evidente che sullo spazio che forma l'odierno cortile
sorgevano delle costruzioni, tant'è che nelle facciate, sia
della chiesa che dei corpi A e E, si possono ancora vedere,
al primo piano, tracce di usci, e nel corso di recenti
lavori, si sono trovati resti di due fondamenta di muri che
si estendevano tra i corpi A e F. Una costruzione, della quale
è rimasto il segno di una porta al primo piano, si trovava
nell'angolo tra il corpo E e la chiesa.
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- Alcuni elementi
architettonici rinvenuti dalla terra tra cui pezzi di
una urna etrusca che dimostrano che il sito di Santa
Croce era già abitato in antichità
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Fasi
evolutive
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Sulla base delle nostre osservazioni qui esposte possiamo
ricostruire le seguenti fasi evolutive del complesso di S.
Croce (fig. 5):
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Fine sec. XII - inizio sec. XIII
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Chiesa primitiva sopravvissuta solo in alcuni tratti
dell'edificio successivo.
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Sec. XIV
(1322)
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Seconda chiesa con pianta a croce con navata e quattro
cappelle laterali; muri e contrafforti in pietra squadrata e
subsquadrata e con tetto a due falde retto da capriate di
legno. Abbinati alla chiesa vi sono l'edifico monasteriale e
il chiostro con il pozzo.
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Fine
sec. XV
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Consolidamento delle strutture tramite l'inserimento di archi
trasversali nella navata e di volte a crociera nelle cappelle
laterali, tutti costruiti in mattoni.
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Dopo il
1565
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Risistemazione della chiesa alla quale viene conferito un
nuovo ingresso sul lato Est. Trasformazione delle strutture
monasteriali in podere agricolo.
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1647
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Opere di consolidamento dei fabbricati agricoli; costruzione
di nuove porte (corpi D e E).
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Fine sec. XVIII-inizio sec. XIX
-
Aggiunta di due case coloniche con stalle ed abitazioni (corpi
F e G).
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-
Fine
sec. XIX
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Demolizione
della quarta campata e dell’abside della chiesa e
trasformazione del resto dell'edificio in casa padronale,
divisione in due piani; creazione dello spazio tra i corpi A,
B e C con una doppia scalinata che dà accesso al primo piano
del corpo C. Ampliamento dei fabbricati che costituiscono
attualmente i corpi F e G.
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NOTE |
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[40] |
Kroenig, W., Architettura degli ordini mendicanti, in:
Storia e Arti in Umbria nell'età comunale - Atti del
VI Convegno di Studi Umbri, - Gubbio 26-30 maggio
1968, parte prima, Perugia 1971 |
|
[41] |
Vinciarelli, N.D., Il territorio del Trasimeno -
Ventiquattro insediamenti minori, in: Storia della
Città, n. 19 (1981), p. 84 |
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|
>>>> parte
IV:
Appendici |
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contengono |
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S.
Croce di Monte Bagnolo |
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